Animali

Donnole italiane: il predatore notturno che raramente vedrai

Nella penombra dei Dolomiti vive un carnivoro minuto, veloce e solitario. La donnola caccia roditori di notte e sceglie di restare invisibile all'uomo. Un incontro con lei è quasi sempre una questione di fortuna.

Donnola marrone-rossastra con pancia chiara, corpo allungato e snello, sdraiata su roccia grigia in penombra con occhi vigili

Una sera d'ottobre, lungo il sentiero che scende dal Passo Ghedina verso Cortina, ho fermato il passo. Sul muschio tra gli abeti rossi passava una forma sottile, bassa da terra, marrone carico con la pancia bianca. La donnola non mi ha visto, o forse ha scelto di ignorarmi. Cinque secondi, forse dieci. Poi sparita nella lettiera di foglie. Quello che ho visto è uno dei predatori più efficaci della nostra fauna, quasi completamente notturno, che vive nell'Europa centrale e meridionale compresa l'Italia. La donnola caccia roditori, piccoli uccelli e altri animali nottetempo, restando quasi invisibile all'uomo durante le ore di luce.

Chi è la donnola

La donnola, nome scientifico Mustela nivalis, appartiene alla famiglia dei Mustelidi come la faina, la puzzola e la lontra. È il più piccolo carnivoro d'Europa: un esemplare adulto pesa tra 100 e 350 grammi, con una lunghezza che raramente supera i 34 centimetri corpo compreso la coda. Il corpo è allungato, quasi serpentino, perfetto per penetrare nelle tane dei roditori dove si rifugiano i topi e le arvicole. Le zampe sono cortissime, le orecchie tonde e piccole, gli occhi scuri e mobili.

Quello che colpisce, osservandola, è l'impressione di una potenza concentrata in spazi minimi.

La donnola è carnivora specializzata. Si nutre principalmente di topi di campo, arvicole, toporagni e giovani conigli. Una donnola consuma fino al 40 percento del suo peso corporeo ogni giorno, il che significa che un animale da duecento grammi deve cacciare e uccidere continuamente per sopravvivere. Questa fame perpetua la rende un cacciatore instancabile, precisamente il predatore che ogni agricoltore e ogni ecosistema forestale dovrebbe apprezzare. Eppure resta sconosciuta a molti.

Abitudini notturne e difficoltà di avvistamento

La donnola è attiva soprattutto durante le ore di penombra e di notte. Il suo ciclo di attività non è strettamente notturno come quello della civetta, ma segue il ritmo dei roditori che caccia. Nei mesi invernali, quando il cibo scarseggia e i topi cercano riparo nelle stalle e nei granai, la donnola diventa più tollerante del freddo rispetto ai suoi cugini mustelidi. In primavera e in estate passa gran parte della giornata in rifugi nascosti: cunicoli scavati da altri animali, buchi nel terreno, mucchi di pietra, radici scoperte di alberi, ceppi cavi.

Raramente frequenta gli stessi rifugi per più di poche notti consecutive, sempre alla ricerca di zone ricche di prede. Se un'area offre poco cibo, la donnola si sposta, percorrendo distanze notevoli in cerca di un nuovo territorio. Questa mobilità la rende ancora più difficile da osservare e da monitorare.

Le donnole sono animali solitari, territoriali e aggressivi verso i loro simili, specialmente maschi verso maschi. Non cacciano in branchi, non comunicano con suoni comuni, raramente si radunano. Solo in periodo riproduttivo, che va da marzo a luglio, maschio e femmina si incontrano brevemente. Questa natura solitaria significa anche che gli avvistamenti sono rarissimi e sempre casuali.

Difficoltà di osservazione nei Dolomiti

Nelle Dolomiti, dove da anni lavoro come guida del parco, le donnole abitano le praterie alpine, i margini dei boschi di abete rosso, le zone di transizione tra foresta e prato. Preferiscono ambienti dove il roditoraggio è abbondante e dove il terreno offre nascondigli multipli. Le vedo raramente, quasi sempre di sorpresa. Una volta in dieci anni di escursioni quotidiane potrebbe essere una stima onesta.

Molti escursionisti confondono le donnole con altri mustelidi. La faina è più grande, più agile in verticale sugli alberi, e grigia. La puzzola è più massiccia e ha il muso bianco. La donnola ha proporzioni completamente diverse: un corpo lunghissimo rispetto alla mole totale, zampe cortissime che la fanno muovere ondulando quasi, come un serpente con la pelliccia.

Fotografarla è quasi impossibile senza appostamento notturno e senza telecamera a infrarossi. I naturalisti che studiano sistematicamente la distribuzione della donnola in Italia usano proprio queste tecnologie, insieme a trappole fotografiche attivate dal movimento.

Distribuzione in Italia

La donnola è presente in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, anche se la sua densità di popolazione varia sensibilmente. È più frequente nel nord, dove le estati non sono troppo calde e i boschi offrono più cover. Nelle zone mediterranee più secche diventa più rara e localizzata alle aree di quota o lungo i corsi d'acqua. Preferisce climi temperati con sufficiente umidità e abbondanza di prede.

Non è un animale protetto dalla legge italiana in modo totale, ma la sua caccia è regolata e controllata. In molte regioni il prelievo venatorio è vietato. Lo stato di conservazione in Italia è considerato favorevole, anche se a livello locale può soffrire di perdita di habitat e uso intensivo di pesticidi che riduce la disponibilità di roditori.

Cosa significa trovarsi di fronte a una donnola

Se durante una camminata nel bosco scorgi una figura sottile marrone che corre radente al terreno, velocissima, con movimenti quasi fluidi, con tutta probabilità è una donnola. Il primo istinto è restare immobile. La donnola probabilmente ti avrà già avvertito e avrà già scelto di allontanarsi. Non è aggressiva verso l'uomo, non ha ragione di esserlo. Il suo mondo è quello delle prede piccole, dei cunicoli, del buio.

Quell'incontro brevissimo, quel lampo di movimento nel sottobosco, è un privilegio. Significa che sei entrato per un istante nel ritmo segreto di chi vive sotto il tuo sguardo, in una dimensione parallela fatta di notte e di fame necessaria. La donnola non viene verso di te. Tu per una frazione di secondo sei entrato nel suo spazio.

Ritornare nei boschi con consapevolezza di queste presenze nascoste cambia il modo di ascoltare la foresta. Non è la presenza rumorosa della volpe o del cinghiale. È il silenzio di chi sa di dovere restare invisibile per vivere.

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