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Beccacce nei boschi italiani: quando arrivano e dove sostano

Ogni autunno milioni di beccacce attraversano l Europa per raggiungere i nostri boschi. Il loro viaggio è un fenomeno silenzioso di cui i parchi e le foreste sono custodi consapevoli.

Beccaccia mimetica tra le foglie secche di un bosco di faggio e abete in autunno, con il suo lungo becco leggermente curvato rivolto verso il terreno umido

È una sera di settembre, al crepuscolo, quando dalle valli del nostro parco sale un suono inconfondibile: il crocchiare sordo dei rami sotto i piedi di qualcosa che si muove nel buio tra i faggi. Non sono cervi, non sono caprioli. Sono loro, le beccacce, che tornano. Ogni autunno, milioni di questi uccelli migratori lasciano i loro territori di nidificazione nell Europa centrale e settentrionale per raggiungere l Italia, spinti dalla necessità di trovare terreni non gelati dove cercare il cibo. Partono tra agosto e settembre dai loro habitat di origine, attraversano le Alpi tra settembre e novembre, e riempiono i nostri boschi di una presenza quasi invisibile sino alla primavera.

Il viaggio che nessuno vede

La migrazione della beccaccia è un movimento silenzioso. Non la vedi dal giorno alla notte, come accade con altre specie. La beccaccia si muove in piccoli gruppi, soprattutto durante le ore notturne, volando basso e veloce quando migra fra una stazione e l altra. Preferisce le notti nuvolose e umide, quando la visibilità è ridotta e il rischio di essere vista dai predatori è minore. Il suo viaggio copre distanze considerevoli: da zone come la Russia occidentale, la Scandinavia e l Europa centrale sino ai Balcani e al Mediterraneo.

Durante questi spostamenti, la beccaccia ha un consumo energetico enorme.

I siti di sosta: rifugio e alimentazione

È qui che i nostri boschi diventano indispensabili. La beccaccia non percorre il tragitto senza pause. Ha bisogno di fermarsi in aree intermedie, i cosiddetti siti di sosta, dove può riposare e, soprattutto, cercare cibo. Nei nostri boschi italiani, specialmente nelle regioni settentrionali e centrali, questi siti corrispondono a zone con caratteristiche molto specifiche. La beccaccia ricerca terreni umidi, ricchi di fogliame marcescente, dove il suolo mantiene un grado di umidità elevato anche durante i mesi più asciutti. Qui scava con il suo lungo becco, capace di piegarsi leggermente nelle ultime vertebre, alla ricerca di lombrichi, larve di insetti e piccoli invertebrati.

I boschi di latifoglie, soprattutto quelli misti di faggio, carpino e acero, sono i siti prediletti. Le zone montane tra i 500 e i 1500 metri di altitudine offrono le condizioni ideali. Il sottobosco folto, con una buona quantità di rami caduti e foglie accumulate negli anni, fornisce sia il cibo che la copertura necessaria per nascondersi dai predatori durante il riposo diurno.

Quando la migrazione raggiunge l Italia

Nei nostri boschi, il picco di arrivo si concentra tra la metà di settembre e la fine di novembre, con una leggera variabilità a seconda delle condizioni meteorologiche e della severità dell inverno nel nord Europa. Se le temperature rimangono miti, molte beccacce si fermano nelle valli piemontesi, lombarde e friulane. Se invece il freddo precoce investe il continente, le migrazioni diventano più massive e prolungate, spingendo gli uccelli sino ai boschi dell Appennino centrale e persino verso le zone costiere della Toscana e dell Adriatico.

Il nostro parco, qui nelle Dolomiti bellunesi, rappresenta una zona di passaggio strategica. I faggi secolari, i prati montani circondati da foreste, i ruscelli costanti che mantengono il suolo umido anche in autunno inoltrato: tutto qui serve a questi uccelli stanchi dal lungo viaggio. Spesso, durante le prime settimane di ottobre, si può udire il grido caratteristico della beccaccia, un suono roco e profondo, quando gli uccelli decollano al tramonto per continuare il loro peregrinaggio verso sud.

L importanza della conservazione degli habitat

Negli ultimi decenni, il numero di beccacce che raggiungono i nostri boschi è in variazione. Non si tratta di declino drastico, ma di fluttuazioni che riflettono lo stato generale degli ambienti europei da cui provengono questi uccelli. I boschi primari in cui nidificano stanno diminuendo, il drenaggio dei terreni umidi prosegue in molte regioni, e il cambiamento climatico ha alterato i calendari migratori tradizionali.

Per questo, proteggere i siti di sosta italiani non è un esercizio di astratta ecologia, ma una necessità concreta. Quando tuteliamo un bosco di latifoglie dalle trasformazioni urbane, quando manteniamo un prato umido senza drenarlo artificialmente, quando scegliamo di gestire il sottobosco con leggerezza e non con la motosega, stiamo in realtà sostenendo una catena di migrazione che ha radici nell intera Europa.

Il silenzio della notte autunnale

Tornando ai nostri crepuscoli di settembre, quando il bosco inizia a sussurrare della loro presenza. Sono i segni del loro arrivo, quasi sempre inosservati dalla maggior parte dei visitatori del parco. Una beccaccia si muove così discretamente che potresti camminare a pochi metri da lei senza accorgerti. Il suo piumaggio, perfetto mimetismo di corteccia e foglie secche, l ha protetta per milioni di anni. Resta quasi invisibile finché non alza il volo, e allora, per un istante, vedi il bianco delle sue ali inferiori contro il cielo che si scurisce.

Capire che questa presenza è il frutto di una navigazione che attraversa un continente intero, che questi uccelli affidano la loro sopravvivenza ai nostri boschi, cambia il modo di stare in questi luoghi. Non sono più semplici passeggiatori in un paesaggio. Diventiamo parte di una storia che va molto più lontano di quello che gli occhi possono vedere.

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