Una sera di fine novembre, una volpe attraversa il sentiero sterrato che collega la frazione di Monzuno al rifugio più prossimo, nei pressi di Bologna. Non ha fretta. Si ferma, annusa una carta di caramelle abbandonata tra i massi, la ignora, procede verso l'orto di una casa in pietra dove le galline dormono ancora nel pollaio. La scena si ripete identica in decine di borgate dell'Appennino tosco-emiliano, del Mugello, della dorsale lucana. Non è un assalto notturno come dicono i vicini al bar. È una ricerca quotidiana di cibo, la stessa che ha guidato la specie per millenni, solo che adesso il cibo si trova molto più facile a pochi passi dalle finestre degli uomini.
La volpe rossa, Vulpes vulpes, appartiene alla famiglia dei Canidi ed è il rappresentante più diffuso del genere Vulpes in Europa. Non è né lupo né cane, anche se condivide con loro il comportamento opportunista davanti alle risorse alimentari. La volpe appenninica in particolare è un animale che gli abitanti montani vedono con frequenza crescente negli ultimi quindici anni. Gli avvistamenti in fattoria, nei frutteti e attorno ai nuclei abitati sono diventati abituali al punto che molti comuni della catena centrale hanno iniziato a ricevere segnalazioni sistematiche. Il tema merita attenzione non per isteria ambientale, ma perché capire i veri motivi del fenomeno aiuta a gestire la coesistenza senza fare sciocchezze.
La volpe ha una storia antica e complessa con l'uomo, soprattutto in montagna. In Italia la specie è stata cacciata intensamente fino agli anni Settanta, quando la pressione venatoria era tale da mantenere le popolazioni molto basse. Con il declino delle zone agricole nella fascia pedemontana e l'abbandono progressivo degli alpeggi, la vegetazione arbustiva ha riconquistato ampi spazi. Le volpi hanno approfittato di questi habitat rinati per espandere il loro areale e aumentare il numero di individui. Allo stesso tempo, le discariche a cielo aperto e i sistemi di gestione dei rifiuti poco cauti hanno creato una risorsa alimentare stabile e prevedibile nei pressi dei paesi. Nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, così come nella Val d'Orcia e nelle alture attorno al Sasso Fratino, la presenza della volpe è ormai consolidata non come invasione, ma come ritorno naturale della specie nei suoi habitat storici.
La volpe appenninica ha mantello rosso acceso con sfumature grigie sul dorso, coda folta e bianca in punta, zampe sottili e orecchi appuntiti di medie dimensioni. Un adulto pesa tra i 4 e i 7 chilogrammi, cioè meno di un cane da pastore. È un animale solitario o in piccoli gruppi familiari, soprattutto in inverno quando la ricerca del cibo è più competitiva. La volpe è principalmente crepuscolare e notturna, il che significa che il suo picco di attività va dal tramonto all'alba. Nel territorio dell'Appennino trova preda naturale nei roditori, lagomorfi e uccelli, ma accetta senza problemi frutta, insetti e, sempre più frequentemente, i rifiuti lasciati incustoditi dagli uomini. È un animale molto adattabile: la stessa popolazione che caccia caprioli in provincia di Arezzo sa benissimo come frugare tra le pattume di un paese, perché il dispendio energetico è inferiore e il successo garantito.
I tre grandi miti sulla volpe che devi dimenticare
La volpe è ferocissima e attacca l'uomo. Falso. Non ci sono dati epidemiologici in tutta Europa di attacchi da volpe a esseri umani adulti sani. Nemmeno nei paesi dove le volpi vivono dentro le città, come Londra o Zurigo. La volpe è un predatore di prede molto piccole: roditori fino a cento grammi, uccelli, lepri. Un uomo le appare come una minaccia, non come una preda. Se si sente accerchiata può mordere per difesa, come qualsiasi animale selvatico, ma il comportamento naturale è la fuga.
La volpe uccide galline per istinto di strage. Parzialmente falso. Una volpe che entra in un pollaio può uccidere più galline in una notte, ma non per comportamento di strage: è perché l'ambiente è predisposto come un buffet dove gli uccelli non possono scappare. Se una sola gallina venisse presentata a una volpe in aperto campagna, probabilmente la volpe non riuscirebbe nemmeno ad acchiapparla al primo tentativo. Il pollaio è il problema, non la natura sanguinaria della volpe.
La volpe è un vettore principale della rabbia. Abbastanza falso. In Italia la rabbia silvestre è presente soprattutto nei pipistrelli e raramente nei carnivori selvatici. Il rischio reale di contrarre rabbia da una volpe è estremamente basso, paragonabile al rischio da gatto selvatico o donnola. Se una volpe morde, la profilassi post-esposizione è comunque consigliata per prudenza, ma non per certezza di contagio.
Cosa NON fare se vedi una volpe: gli errori più comuni

- Non avvicinarti per fotografarla o farla muovere. La volpe è un animale selvatico: il tuo approccio la mette in stress e la costringe a scappare o, in rari casi, a difendersi. Mantieni una distanza di almeno 50 metri e osserva da lontano.
- Non lasciare cibo per attirarla deliberatamente. Un individuo che impara a cercare cibo presso le abitazioni umane sviluppa abitudini difficili da correggere e aumenta il rischio di conflitto con i proprietari.
- Non usare veleni, trappole fatte in casa o qualsiasi metodo fai-da-te per eliminarla. È illegale (la volpe è protetta dalla legge in molte regioni), pericoloso per te e controproducente perché altre volpi occuperanno il territorio vacante in poche settimane.
- Non fornire acqua deliberatamente o cibo stagionato davanti al pollaio pensando di controllarla. Stai solo insegnandole esattamente dove trovare tutto ciò che le serve.
- Non gridare, non fare movimenti bruschi se la vedi passare da lontano. È una reazione umana naturale, ma allarmistica. Tranquillamente la volpe se ne andrà da sola se le dai lo spazio di farlo.
Come convivere davvero con la presenza di volpi
- Rinchiudi il pollaio con recinzione solida interrata (almeno 30 centimetri sotto terra) e copertura in rete. Il pollaio aperto è un invito accettato, il pollaio ben costruito è un ostacolo troppo grande.
- Gestisci i rifiuti con serietà: contenitori robusti con coperchio sigillato, niente sacchi abbandonati. Una frazione dell'Appennino che risolve il problema dei rifiuti risolve il 70 per cento della convivenza con le volpi.
- Non lasciare crocchette del cane fuori di notte. Se hai animali domestici, alimentali durante il giorno e raccogli i piatti subito dopo.
- Se scendi a valle verso la pianura e il tuo orto produce frutta caduta abbondante, raccoglila prima che marcisca, altrimenti diventa un punto di concentrazione irresistibile per la fauna.
- Segnala avvistamenti frequenti agli uffici regionali di gestione fauna selvatica (in Emilia-Romagna è l'ARPAE, in Toscana la Regione direttamente). Non per eliminare le volpi, ma per avere consulenza tecnica specializzata se il problema è reale e non solo percepito.
La volpe dell'Appennino non è un nemico e non è nemmeno una preda rara da proteggere con estasi romantica. È un carnivoro selvatico che occupa uno spazio biologico importante nell'ecosistema montano, controllando le popolazioni di roditori e piccoli mammiferi. Se nei tuoi pascoli noti una volpe che guarda le tue pecore, è perché il tuo sistema di vigilanza ha un buco (e la volpe attacca solo gli agnelli molto piccoli, non gli adulti). Se le tue galline spariscono, è perché il tuo pollaio non è costruito bene. Questo cambia completamente la prospettiva: da isteria di invasione diventa pratica di gestione ordinaria. Nelle valli dell'Appennino dove questo ragionamento è stato applicato, la convivenza funziona.
