Animali

Tartarughe della Florida in Italia: come le specie aliene colonizzano le acque

Quando gli acquariofili liberano le tartarughe negli stagni, queste specie americane trovano ambienti ideali per riprodursi e competere con le specie native italiane, alterando equilibri ecologici consolidati da millenni.

Tartaruga acquatica grigia e verde con carapace con motivi geometrici emerge dall'acqua scura di uno stagno, alghe sullo sfondo

Una tartaruga dal carapace grigio-verde si nuota tra le lenti di stagno nel delta del Po, insegue avannotti di pesce gatto, mangia uova di rana depositesi tra la vegetazione acquatica. Non dovrebbe trovarsi qui. La sua specie, Trachemys scripta elegans, proviene dalle paludi della Louisiana e della Florida. Però esiste, si riproduce e compete con la tartaruga palustre nativa, Emys orbicularis, che invece scarseggia. Come è arrivata. Quando è partita da una casa. Chi l'ha tolta dall'acquario.

L'origine nella casa prima che nella palude

Le tartarughe da acquario arrivano in Italia dagli anni Settanta. Piccole, colorate, vendute in negozi di animali, sembrano rettili facili da mantenere. Un dorso liscio da sfiorare, una faccia quasi sorridente, niente pretese apparenti.

Poi il rettile cresce. In sei mesi raggiunge i dieci centimetri. In cinque anni sfonda i venti. La vasca da venti litri diventa stretta. Il filtro non basta. La manutenzione è tediosa. Il lettore della casa accanto parla dell'apiarium o della gita al lago. E uno stilato all'alba decide che quella tartaruga merita natura, non piastrelle di plexiglass.

La libera in uno stagno privato o in uno pubblico. Spera di farle bene. Non immagina cosa succede dopo.

Quando l'introduzione diventa invasione

La tartaruga di Florida trova un ambiente nuovo ma non ostile. L'Italia ha laghi, fiumi, zone umide con temperature moderate. In primavera l'acqua sale a quindici gradi centigradi, in estate supera i venti cinque. Non è il caldo umido della Louisiana, ma è abbastanza. La tartaruga resiste, accelera il metabolismo, mangia di più.

Inizia a cacciare.

Una tartaruga della Florida adulta pesa tre chili e ha la mascella robusta. Mangia quasi tutto: alghe, piante, piccoli pesci, girini di rana, uova di rettili. La nostra tartaruga palustre autoctona, invece, pesa mezzo chilo e preferisce la ricerca cauta nei sedimenti. Quando la floridiana le passa accanto, la calpesta.

Le femmine della Florida depongono uova sulle sponde in primavera. Una tartaruga può far uscire venti, trenta uova a volta. Se tre femmine si stabiliscono in uno stagno, in tre anni hai cento piccoli nuotatori che divorano le larve di libellula, i gamberetti, le uova delle rane autoctone.

Qui inizia il vero conflitto biologico.

Il costo invisibile per la biodiversità locale

La tartaruga palustre italiana, Emys orbicularis, è una specie in declino negli ultimi trent'anni. Non per colpa della Trachemys scripta, non ancora. Ma quando questa specie invasiva entra in competizione diretta con lei per cibo e territorio, le probabilità che la tartaruga nativa sopravviva in quello stagno precipitano.

I biologi erpetologi che monitorano la Valle d'Aosta, la Pianura Padana e i laghi del Lazio hanno documentato coesistenza di entrambe le specie nello stesso specchio d'acqua in meno di due anni. Poi la palustre scompare.

Non è predazione diretta, spesso. È fame. È concorrenza. È una taglia corporea che avvantaggia chi viene da climi dove il cibo abbonda e dà per scontato che mangiare di più significhi vivere meglio.

Mentre la tartaruga palustre ha evoluto una strategia opposta: mangia poco, si muove meno, aspetta. Una strategia che funziona in assenza di competitor. Quando arriva il competitor, quella tartaruga è già soccombente.

L'acquario come porta d'accesso al bosco

Non è facile risalire alla diffusione precisa delle tartarughe della Florida negli ecosistemi italiani. Non esiste un censimento nazionale. Però negli ultimi quindici anni, singoli gruppi di monitoraggio hanno segnalato avvistamenti in Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia.

Una tartaruga liberata in uno stagno nel 1998 potrebbe aver generato cinquanta discendenti diretti. Se anche il venti per cento di loro è femmina fertile, stiamo parlando di dieci femmine potenzialmente capaci di deporre uova. Dopo due generazioni, uno stagno potrebbe contenere duecento tartarughe della Florida senza che nessuno se ne accorga.

La ricerca in letteratura zoologica conferma che Trachemys scripta, una volta insediata, non viene estirpata naturalmente. Non ha predatori naturali in Europa. Il clima invernale italiano non è abbastanza rigido da ucciderla. L'unica strada è la rimozione manuale, che richiede ordinanze, finanziamenti, personale addestrato.

Cosa accade quando la tartaruga vede il fiume

Uno stagno è un ecosistema circoscritto. Un fiume è una rete. Una tartaruga della Florida liberata in una palude collegata al Po potrebbe raggiungere il delta in sei mesi. Da lì, con dispersione passiva durante le piene, potrebbe colonizzare laghe e stagni secondari su una distanza di centinaia di chilometri.

Non è fantascienza. È biogeografia applicata. Una specie invasiva, una volta insediata in un ecosistema fluviale europeo, diventa irreversibile dal punto di vista pratico.

Il danno ecologico non è immediato. Per tre o quattro anni nessuno nota niente. Poi le popolazioni di anfibi crollano nei monitoraggi. I dati sugli avannotti di luccio spariscono. E il naturale sospetto che cada su una introduzione risalente a anni prima, quando un ragazzo scaricò l'ennesima tartaruga nel fossato di casa.

Dalla decisione casuale al problema di gestione pubblica

Il paradosso ecologico è questo: un gesto individuale mossa da istinto compassionevole, cioè liberare un animale in cattività, genera una conseguenza collettiva e negativa. Non è malefico intenzionale. È ignoranza ecologica. E l'ignoranza ecologica, replicata migliaia di volte in una città, diventa catastrofe.

In Italia non c'è ancora una vera campagna di sensibilizzazione su questo tema. Le autorità ambientali sanno del problema, ma mancano risorse dedicate al monitoraggio e alla rimozione. In Francia, negli ultimi dieci anni, sono state condotte campagne attive di rimozione manuale di Trachemys scripta da stagni pubblici, con discreto successo.

Qui le tartarughe della Florida nuotano indisturbate.

L'entomologo e lo zoologo che studiano la palude nota che la composizione delle specie sta cambiando. Meno rane, meno tritoni, meno libellulle che prima abbondavano. Più tartarughe viste in superficie. Più cicatrici su carapaci di tartarughe piccole, segno di violenti conflitti tra individui della stessa specie combattono per risorsa limitata.

La domanda che rimane aperta

Se la tartaruga della Florida ha raggiunto consapevolmente che il suo ambiente di origine le insegnava era questo, allora la sua intelligenza comportamentale si è adattata. Se invece ha solo ripetuto istinti di sopravvivenza in un contesto favorevole, allora la colpa è della nostra disattenzione nel rilasciarla. Tra i due scenari, quale è più grave? Quale ci insegna di più su come le specie si comportano quando gli umani spostano i confini ecologici.

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