Animali

Donnola europea: il piccolo carnivoro dei boschi che dimentichiamo

Un mammifero sottovalutato della fauna italiana, lungo meno di trenta centimetri, che mantiene l'equilibrio negli ecosistemi agricoli e forestali.

Donnola europea dal corpo slanciato e marrone fulvo, con pancia bianca, ritratta in primo piano su muschio e radici di albero in una foresta di montagna al tramonto

Una mattina di settembre nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, prima ancora che il sole spaccasse le nuvole basse, ho visto attraversare il sentiero una sagoma allungata color nocciola. La donnola si muoveva come una seta fluida tra le radici e i sassi, il corpo serpeggiante appena visibile prima di sparire nella boscaglia. Chi è questo animale, dove vive, per quale ragione non lo incontriamo mai. La donnola europea, Mustela nivalis, è il carnivoro più piccolo d'Italia: pesa dai cento ai duecento grammi, misura da sedici a venticinque centimetri di lunghezza. Vive nei boschi di montagna, nelle siepi campestri, attorno alle cascine abbandonate e negli spazi aperti che bordano le coltivazioni.

Non è rara. È invisibile.

Il suo corpo sottile, costruito come un tubo muscolare, le permette di infilarsi nei cunicoli più stretti dove i topi e i giovani conigli si sentono al sicuro. Questo corpo lungo e magro non è una deformità evolutiva ma una soluzione perfetta al problema della caccia negli spazi piccoli. Mentre un gatto normale deve aprirsi una strada nei meandri sotterranei, la donnola vi passa attraverso come acqua in un tubo. Il mantello è marrone fulvo nella stagione calda, più scuro d'inverno quando la pelliccia si infittisce. La pancia, il mento e le guance sono bianchi, quasi sporchi di bianchetto.

Caccia prevalentemente di notte, quando il bosco cambio regime. I suoi occhi piccoli e neri non vedono bene, ma il fiuto e l'udito le danno una mappa acustica e olfattiva della foresta più precisa di qualsiasi vista. Mangia topi selvatici, toporagni, mustioli, talvolta giovani conigli. Una donnola consuma ogni giorno il quindici per cento del suo peso corporeo. Per una creatura da centocinquanta grammi significa venti, trenta grammi di carne fresca al giorno.

Perché vive in montagna e in cascina

La donnola ha scelto due mondi molto diversi: la montagna boschiva e le cascine di collina. Nel bosco trova pascoli naturali di roditori, rifugi in buche di radici e spazi selvaggi dove nessun umano la disturba. In cascina trova lo stesso nutrimento, ma nel cortile di una fattoria dove i topi invadono i granai e le dispense. Un contadino intelligente dovrebbe proteggere la donnola come protegge i cani da pastore. Una donnola sola e affamata cattura un numero di roditori ogni notte che nessun veleno potrebbe eguagliare.

Ha il metabolismo altissimo. Non può stare più di poche ore senza mangiare, per cui la sua vita è una ricerca continua di cibo, una concentrazione assoluta nel fiuto e nella pazienza. Scava, esamina buche, segue piste invisibili agli occhi umani. Non è aggressiva con l'uomo. Non attacca mai per primo. Se accorta e costretta, morde, ma il suo primo istinto è sempre la fuga.

Come riconoscerla da altre specie

La donnola si confonde spesso con la faina o con la martora, ma è incomparabilmente più piccola. La faina pesa da uno a due chili, la martora pure. La donnola sta nel palmo di una mano. Un'altra specie più frequente in Italia è la donnola minore, che però ha mandibolari più piccoli ancora. Il maschio di donnola europea è più grande della femmina, tanto che d'inverno i maschi occupano territori più ampi, mentre le femmine rimangono in zone più ristrette dove gestiscono il controllo delle prede con maggiore efficienza.

Non ha una tana propria elaborata. Occupa buche di topi, di talpe, di conigli. Vive nomade, spostandosi da una buca all'altra seguendo le concentrazioni di roditori. In autunno può accumulare una riserva di cibo, nascondendo carcasse di topi in un nascondiglio sicuro.

L'equilibrio che mantiene nelle cascine

Un'infestazione di topi in una cascina può devastare il raccolto di cereali, i semi conservati, i mangimi per gli animali. Una donnola entra in quella catena alimentare come il predatore che manca. Non conosce il concetto di eccesso di caccia: uccide quello che le serve per mangiare quel giorno, raramente di più. Quando il numero di prede diminuisce, la donnola svanisce, migra verso altri territori dove il cibo abbonda.

In montagna invece mantiene l'equilibrio nei boschi di faggio e abete. I topi selvatici proliferano quando i semi di faggio abbondano, e la donnola si trova lì, invisibile, a regolare il ciclo predatore-preda con una precisione che noi umani potremmo imparare solo osservando a lungo.

Il silenzio della donnola

La donnola non fa rumore. Non guaisce come una martora, non miagola come una faina. Si muove in silenzio assoluto, per questo passa inosservata. Genera quasi fastidio questa sua assenza di voce, di presenza manifesta. Vogliamo animali che si fanno sentire, che urlano, che rivendicano lo spazio. La donnola invece prende ciò che le spetta e scompare nella notte.

Vedere una donnola è un dono. Significa stare nel bosco al momento giusto, con lo sguardo nel posto giusto, con la mente libera abbastanza da notare quello scivolo marrone tra i funghi e i rami caduti. Il resto del tempo, lei c'è, lavora, mangia, sopravvive. Continua il suo lavoro di predatore discreto, necessario, quasi invisibile. E il bosco, e la cascina, rimangono in equilibrio.

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