È luglio, sono nelle Dolomiti Bellunesi poco dopo l'alba. Cammino verso i tremila metri dove so che gli stambecchi pascolano nei prati alpini. L'aria è fredda ancora, il silenzio totale. Uno stambecco maschio mi appare tra le rocce, immobile, sospeso tra il cielo e la pietra. Non è caso di incontro. È il risultato di una storia lunga, di una specie che è tornata dalle ombre dell'estinzione. Chi: gli stambecchi, caprini selvatici delle Alpi. Cosa: trekking organizzato o in autonomia per osservarli. Dove: soprattutto nei parchi nazionali, sulle creste sopra i duemila metri. Quando: da giugno a settembre, quando la neve si ritira. Perché: questi animali sono specchio della resilienza della natura e insegnano al trekker il valore del silenzio.

La storia silenziosa della specie

Gli stambecchi quasi sparirono dalle Alpi nella metà dell'Ottocento. La caccia li aveva ridotti a poche decine di esemplari. Oggi superano i cinquantamila individui. È una vittoria della conservazione che pochi conoscono davvero. Non è accaduto per magia.

Lo stambecco delle Alpi, Capra ibex, è tornato principalmente grazie alle reintroduzioni negli ultimi settant'anni. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso, in Valle d'Aosta, fu il primo territorio dove questi animali trovarono di nuovo rifugio. Da lì si dispersero verso altri versanti, altre valli. Ora li trovi nelle Alpi occidentali, nelle Dolomiti, nelle Alpi orientali. Non a caso i trekker moderni li avvistano con frequenza crescente. Non è sorpresa botanica o zoologica. È semplicemente la montagna che torna a casa sua.

Dove cercarli: i percorsi del silenzio

Dove cercarli: i percorsi del silenzio

Non esiste un sentiero unico per gli stambecchi. Esistono altitudini, esposizioni, ore del giorno dove la probabilità sale. Gli stambecchi vivono sulle creste, sui crinali rocciosi, nei pascoli alpini oltre i duemila metri. Scendono di rado sotto i mille ottocento, mai a quote basse tranne in inverno quando la neve li spinge verso i pascoli bassi.

Nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, dove lavoro da guida da venticinque anni, i sentieri migliori per l'osservazione attraversano le zone del Passo Fedare, la Cresta dei Tre Scarperi, le pendici del Popera. Sono percorsi di media difficoltà, che richiedono sei o sette ore di cammino andata e ritorno. Non servono le corde. Servono le gambe allenate e una pazienza che ormai pochi possiedono.

Il Parco del Gran Paradiso, in Piemonte e Valle d'Aosta, offre anch'esso molte possibilità. I sentieri verso il Colle del Nivolet, verso il Piano della Mussa, sono zone di pascolamento principale. D'estate gli stambecchi cercano i prati alti, dove erbe e muschio offrono nutrimento. In quelle stesse aree trovano protezione dalle rocce e dai canaloni che permettono loro di fuggire dagli altri predatori, oggi sostanzialmente assenti sulla maggior parte delle Alpi.

Nelle Alpi Marittime e nelle Alpi Liguri, il Parco delle Alpi Marittime ha istituito zone di osservazione specifiche. Qui gli stambecchi sono meno numerosi che nelle altre aree, ma presenti. Chi sceglie questi monti trova meno frequentazione turistica e più chance di solitudine vera con l'animale.

I tempi giusti per cercare

Gli stambecchi non hanno orari di laboratorio. Non escono alla stessa ora ogni giorno. Però osservo che l'alba e il tramonto sono momenti di massima attività. Tra le cinque e le sette del mattino, e tra le sei e le otto di sera, gli stambecchi si muovono di più, pascolano con tranquillità, si spostano da un'area all'altra.

La stagione migliore è l'estate, da giugno a settembre. In giugno la neve si sta ancora ritirando dai versanti esposti a nord, e gli stambecchi occupano i versanti sud e est. Luglio e agosto vedono le concentrazioni maggiori di animali, soprattutto femmine e giovani nei greggi. Settembre è il mese del rutting, l'accoppiamento, quando i maschi diventano più visibili e anche più aggressivi tra loro, ma anche più indifferenti alla presenza umana se non minacciosa.

L'inverno le trovi in basso, dove la neve è meno spessa e il foraggio accessibile. Ma il trekking invernale è un'altra storia, piena di pericoli e difficoltà.

Come osservarli senza disturbarli

Questo è il punto che raramente leggono nei blog di escursionismo commerciale. Lo stambecco è un animale che conosce il suo territorio e ogni movimento strano lo mette in allerta. Il tuo rumore, il tuo odore, il tuo gesto improvviso sono minacce percepite.

Quando vedi uno stambecco, muoviti lentamente. Parla a voce bassa. Evita gesti ampi con le braccia. Stai sottovento se possibile, cioè posizionati in modo che il vento porti il tuo odore lontano da lui. Non tentare mai di avvicinarti a meno di cento metri. Se lui si muove verso di te, non è un invito. È curiosità. Fermo restando la distanza, aspetta. La più grande osservazione accade quando tu scompari dalla sua consapevolezza, quando lui dimentica che sei lì e torna al suo gesto quotidiano di pascolo, di movimento, di vita alpina.

Non portare cibo umano da offrirgli. Non cercare di attirarlo. Sono gesti che rovinano per sempre il suo comportamento naturale e lo rendono un mendicante, un animale debole.

L'attrezzatura e le precauzioni

Il trekking in alta montagna sopra i duemila metri richiede preparazione. Anche in estate.

Porti scarpe da trekking risolute, con suola che tiene bene su roccia bagnata. La roccia alpina è scivolosa quando piove o quando è coperta di rugiada. Porti uno zaino leggero con acqua sufficiente, almeno due litri, perché alle quote alte le sorgenti sono rare e spesso secche in estate. Binocolo per l'osservazione da lontano. Macchina fotografica se vuoi, ma con la consapevolezza che la foto distrugge il momento di osservazione pura. Una mappa del sentiero, una bussola, una comunicazione con il mondo esterno se possibile, anche se lassù il segnale manca.

Portati un pile e una giacca impermeabile. Il tempo in montagna cambia in venti minuti. Un temporale estivo alpino non è raro. Crema solare e cappello perché il sole riflesso sulla roccia e la neve brucia la pelle più di quanto pensi.

Il silenzio che insegna

Quello che rimane, dopo una giornata di trekking alla ricerca degli stambecchi, non è la foto o la lista di specie avvistate. È il silenzio. È la consapevolezza di quanto fragile sia l'esistenza di queste creature, di quanto facile sia stato cancellarle dalla storia e di quanto difficile sia il loro ritorno. Lo stambecco ti insegna che la resistenza silenziosa, quella che non fa rumore, è la più forte. Non parla, non si lamenta, non negozia. Esiste. E il fatto che ancora esista, dopo secoli di persecuzione, è un insegnamento che la civiltà rumorosa fatica a comprendere.

Quando scendi dalla montagna, il silenzio alpino rimane dentro di te, sottile come aria rara, necessaria come l'ossigeno.