Era un martedì di novembre quando Armando, un europeo grigio di otto anni, ha smesso di toccare la crocchetta. La proprietaria, Maria, l'aveva portato dal veterinario il lunedì, tutto regolare, niente di strano. Eppure da quel giorno la ciotola restava piena. Non era pigro, non era capriccioso. Armando aveva cambiato sguardo. In trentanni a visitare gatti in ambulatorio, ho imparato che il rifiuto del cibo quasi mai è una scelta. È sempre un messaggio. A volte lo decodifichi subito, altre volte scopri il significato solo dopo esami e tempo.
Il gatto domestico, Felis catus, appartiene alla famiglia Felidae ed è un carnivoro obbligato. Non è un dettaglio tassonomico: significa che il suo corpo ha bisogno di proteine animali per sopravvivere, non può sintetizzare certi aminoacidi come la taurina. Quando un gatto rifiuta il cibo, sta dicendo che qualcosa non va nell'ambiente, nel corpo o in entrambi. Nel corso degli anni ho visto proprietari minimizzare questo segnale, pensando che "domani riprenderà a mangiare". A volte era vero. Altre volte avevano davanti malattie che avrebbero potuto controllarsi se colte prima.
I gatti furono addomesticati attorno a 10mila anni fa in Mesopotamia e Egitto, attrirati dai topi che popolavano i magazzini di cereali. Nel nostro Paese la relazione è diventata profonda: il gatto è presente in oltre il 40 percento delle case italiane, un compagno silenzioso che, proprio per questo, comunica poco con il corpo e molto con il comportamento. Se smette di mangiare, non lo fa per noia. Ha qualcosa da dirci. La cultura popolare italiana lo chiama "spietato", ma chi convive con un gatto sa che è tutt'altro: è un animale che soffre in silenzio e lo fa sapere solo quando non ce la fa più.
Le ragioni per cui un gatto smette di mangiare sono diverse e vanno ordinate per urgenza. Alcuni gatti non mangiano per due, tre giorni e poi riprendono: stress da cambio casa, un nuovo animale, rumori forti, carezze eccessive. Un gatto ha bisogno di routine e spazi prevedibili. Ma ce ne sono altri che smettono per motivi fisici. I disturbi dentali sono frequenti dopo i 5, 6 anni: carie, infezioni gengivali, tartaro avanzato rendono il cibo doloroso da masticare. La insufficienza renale cronica colpisce il 30 percento dei gatti sopra i 15 anni e causa perdita di appetito insieme a sete eccessiva. Il diabete felino provoca iperglicemia e reflusso gastrico. L'ipertiroidismo accelera il metabolismo ma danneggia l'appetito stesso. Ci sono infine le cause acute: infiammazioni intestinali, avvelenamenti, corpi estranei, pancreatite. Il gatto non sa dirvi "ho male al pancreas": smette di mangiare, basta.
I miti che vi ingannano
Circola l'idea che il gatto stia semplicemente "digiunando per purificarsi". Non è vero. I gatti non fanno digiuni spontanei per wellness come leggete sui forum. Se un gatto non mangia per più di 24 ore, c'è sempre una ragione fisica o psicologica. Un altro mito: "Se il gatto ha sete, non è ammalato". Sbagliato. Un gatto che beve molto e non mangia potrebbe avere diabete o insufficienza renale, esattamente le malattie più comuni nei felini anziani. Infine, molti credono che un gatto magro sia normale. Non lo è. La perdita di peso rapida, specie se accompagnata da anoressia, è sempre un rosso allarme.
Cosa fare e cosa no
- Osservate il comportamento generale: se il gatto non mangia ma gioca, esce dalla lettiera, ha occhi chiari, probabilmente è stress. Se non mangia e dorme tutto il giorno, zampe fredde, respiro affaticato, situazione urgente.
- Cambiate il cibo lentamente, non da un giorno all'altro. Un cambio brusco può causare rifiuto per giorni. Se decidete di cambiare, mescolate il nuovo con il vecchio in rapporto 25-75, poi 50-50, poi 75-25 in una settimana.
- Controllate i denti guardando l'interno della bocca: gengive rosse, alitosi forte, ipersalivazione indicano problemi che richiedono una pulizia dentale veterinaria.
- Monitorate l'idratazione: pinzate la pelle sul collo del gatto tra pollice e indice, poi lasciate. Se torna in posizione in meno di un secondo, il gatto è idratato. Se rimane sollevata, disidratazione.
- Portate il gatto dal veterinario entro 48 ore se non mangia. Non è uno scherzo. Un gatto che non mangia per più di 3-4 giorni rischia la lipidosi epatica, una malattia del fegato mortale se non trattata.
Armando aveva le gengive infette. Dopo una pulizia dentale e antibiotico, ha ricominciato a mangiare. Maria aveva rimandato la visita di due giorni, convinta che passasse. Per fortuna non è accaduto nulla di grave. Ma il messaggio era chiaro: il rifiuto del cibo non è mai una capriccio felino, è sempre la voce del corpo che chiede attenzione. Un gatto che non mangia vi sta dicendo che qualcosa non funziona. Ascoltatelo, subito.
