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Perché i gatti "impastano" con le zampe sulle gambe del padrone: la scoperta sulla neotenia che sorprende gli etologi

Quando il gatto vi sale sulle gambe e comincia a "fare la pizza" con le zampette, non sta solo cercando coccole: sta tornando neurochimicamente gattino, lo suggeriscono recenti studi sulla domesticazione felina e sull'ossitocina.

Gatto domestico a pelo lungo seduto sulle gambe di una persona, con le zampette anteriori che premono ritmicamente sul tessuto della coperta e gli occhi semichiusi nell'atto del kneading.

Divano, fine giornata, il gatto vi salta sulle gambe. Annusa appena la coperta, fa "preeoow". E parte: zampetta destra, zampetta sinistra, zampetta destra, in un ritmo lento e cadenzato, occhi socchiusi, fusa a bassa potenza. Succede sempre con le stesse coperte, sulle stesse zone, alla stessa ora. Non è solo l'effetto "making biscuits" che fa impazzire TikTok: per l'etologia moderna quel piccolo movimento ritmico delle zampe anteriori è il segnale che nel cervello del vostro gatto sta succedendo qualcosa di molto preciso.

Negli ultimi vent'anni vari gruppi di ricerca hanno provato a capire cosa passa davvero nella mente del gatto quando impasta sull'umano. Uno studio dell'Anthrozoology Institute dell'Università di Bristol, condotto dal celebre antrozoologo John Bradshaw, ha analizzato le origini evolutive del comportamento sociale del gatto domestico in oltre cento ricerche etologiche. Una ricerca più recente del Dipartimento di Antropologia dell'Università del Nevada Las Vegas, pubblicata su PeerJ nel 2021, ha collegato direttamente le interazioni affettuose tra gatto e umano al rilascio di ossitocina, l'ormone del legame. Il punto è capire perché il gatto impasti sull'umano e che cosa stia "ricordando" in quell'istante.

Le spiegazioni classiche: marcatura, comfort e… preparazione del giaciglio

Per anni si è parlato quasi solo di etologia funzionale. I gatti hanno ghiandole odorifere tra i polpastrelli delle zampe anteriori, capaci di rilasciare feromoni di marcatura territoriale. Il kneading sulla persona o sulla coperta permetterebbe di "firmare" l'oggetto come proprio, soprattutto nelle situazioni di benessere. Un piccolo aggiustamento olfattivo per segnalare il possesso del giaciglio o del compagno umano.

C'è poi il tema della preparazione del giaciglio. Alcuni etologi suggeriscono che, per certi gatti, il movimento ritmico delle zampe possa "appiattire" parzialmente il tessuto sotto di loro, come fanno i felini selvatici prima di accucciarsi sulla vegetazione alta. Il kneading permetterebbe di rendere la superficie più confortevole e modellata sul corpo. Infine esiste un fattore di termoregolazione molto antico: ogni volta che il gatto impasta, attiva la muscolatura delle zampe anteriori e produce un piccolo aumento di calore corporeo localizzato. Di fatto un modo per rilassare i muscoli prima di addormentarsi.

Tutto vero, ma non basta a spiegare perché il fenomeno esploda proprio quando il gatto è completamente rilassato e in contatto fisico con l'umano, e perché tenda a sparire del tutto nei gatti selvatici adulti, che pure hanno le stesse ghiandole interdigitali.

Cosa succede davvero quando il gatto "fa la pizza"

Lo studio britannico condotto da John Bradshaw, fondatore dell'Anthrozoology Institute dell'Università di Bristol e tra i massimi esperti mondiali di comportamento felino, ha lavorato analizzando comparativamente il comportamento dei gatti domestici adulti e quello dei gatti selvatici africani (Felis silvestris lybica), gli antenati di tutti i gatti di casa, addomesticati circa 10.000 anni fa nel Vicino Oriente. I ricercatori hanno osservato il repertorio comportamentale dei due gruppi in condizioni di calma, di gioco e di interazione sociale, separando i gesti tipici dei cuccioli da quelli tipici degli adulti. Due popolazioni a confronto, decine di soggetti, centinaia di ore di osservazione, per separare la componente evolutiva da quella appresa. Il risultato è stato chiaro: il kneading è una condotta neonatale conservata, identica a quella che il gattino esegue sulla mammella della madre per stimolare la fuoriuscita del latte, e che nei gatti selvatici adulti scompare completamente dopo lo svezzamento.

I gatti domestici, invece, continuano a impastare anche da adulti, soprattutto in presenza dell'umano. Quando l'animale è in condizione di benessere e contatto fisico, entra in gioco un programma comportamentale completo, ereditato dalla fase di lattazione. In pratica il gatto non impasta a caso: impasta perché si sente cucciolo, e proietta sull'umano il ruolo della madre.

Questo significa qualcosa di notevole: il kneading è la versione adulta di un riflesso neonatale, mantenuto attivo per tutta la vita grazie a un fenomeno biologico chiamato neotenia, ovvero la conservazione di tratti giovanili in età adulta. È lo stesso meccanismo per cui i gatti domestici miagolano agli umani (gesto che nei selvatici è esclusivo dei cuccioli verso la madre) e fanno le fusa nei contesti sociali. Il famoso "making biscuits", insomma, è molto più evolutivo di quanto sembri.

Le zampette e l'ossitocina: il nuovo studio sul legame gatto-umano

La ricerca pubblicata su PeerJ nel novembre 2021 ha fatto un passo in più, concentrandosi proprio sul legame neurochimico tra gatto e umano durante le interazioni affettuose. Le ricercatrici del Dipartimento di Antropologia dell'Università del Nevada Las Vegas, guidate da Elizabeth A. Johnson, hanno coinvolto 30 donne adulte proprietarie di gatto e hanno misurato i livelli di ossitocina salivare prima e dopo due condizioni: la lettura di un libro (controllo) e l'interazione fisica con il proprio gatto. Tutti i comportamenti dei gatti durante l'interazione — compreso il kneading, le fusa, lo strofinamento e il contatto visivo — sono stati codificati con un sistema di osservazione standardizzato e correlati con la variazione di ossitocina nelle proprietarie.

Il dato interessante è che il legame ossitocinico, tipico del rapporto madre-figlio, è risultato effettivamente attivo nelle interazioni gatto-umano, soprattutto in presenza di gesti di "ricerca attiva" del contatto da parte del gatto come il kneading, lo strofinamento del muso e le fusa. Non basta la sola presenza dell'animale, né accarezzarlo passivamente. È proprio il gesto attivo del gatto verso l'umano a far scattare la cascata neurochimica. Come se il gatto dicesse: "sei la mia mamma e te lo dimostro così".

C'è anche un dettaglio interessante sull'intensità: i gatti che impastavano più a lungo e più ritmicamente erano associati a maggior contentezza percepita dalle proprietarie e a un livello più stabile di ossitocina. Gli autori collegano il fenomeno al principio del cross-fostering interspecifico: se gli ormoni del legame materno funzionano tra gatto e umano allo stesso modo in cui funzionano tra madre e cucciolo, è perché il gatto domestico ha "agganciato" l'umano al posto della madre biologica. Non è ancora una prova causale definitiva di un legame esclusivamente affettivo, ma il quadro è coerente con altri studi sull'ossitocina nei mammiferi sociali. Uno studio successivo condotto in Giappone nel 2024, che ha somministrato ossitocina esogena a 30 gatti maschi, ha confermato che l'ormone aumenta significativamente il tempo di sguardo verso l'umano, rafforzando l'ipotesi del legame ossitocinico interspecie.

Dallo stesso filone di ricerca emerge un'ultima curiosità: i gattini svezzati troppo presto (prima delle otto settimane) tendono a impastare di più da adulti rispetto ai gattini cresciuti con la madre per il tempo fisiologico completo. L'ipotesi è che il distacco precoce dalla madre faccia sì che il gesto resti "incompleto" e si attivi più frequentemente in età adulta come compensazione affettiva. Un pattern che ricorda, almeno in parte, quanto osservato nei bambini umani con attaccamento insicuro che mantengono più a lungo i comportamenti di autoconsolazione come il ciuccio o la coperta di Linus.

Per la vita quotidiana, l'etologia "di precisione" significa una cosa semplice: quando il gatto vi sale sulle gambe e comincia a impastare, non sta solo facendo le fusa o cercando comfort. Sta tornando neurochimicamente cucciolo, ricreando con voi il legame con la madre e attivando una cascata di ossitocina che lega davvero il vostro corpo al suo. Lasciatelo impastare con calma, magari mettendo una coperta morbida tra le sue zampette e i vostri vestiti: lo aiuta a rilassarsi e, in piccola parte, a sentirsi al sicuro.

Se invece notate che il gatto impasta in modo eccessivo, ossessivo e compulsivo, magari accompagnato da suzione del tessuto (wool sucking), salivazione abbondante, sguardo perso o difficoltà a interrompere il gesto anche se sollecitato, i veterinari ricordano che potrebbe esserci un problema di stress cronico, ansia da separazione o, raramente, un disturbo compulsivo neurologico. In quel caso, più che "che bravo", la parola da pronunciare è "visita".

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