Nel primo mattino di fine marzo, quando la neve ancora copre i crinali piu alti, le marmotte cominciano a uscire dalle camere sotterranee dove hanno dormito cinque, sei, talvolta sette mesi. Lungo i pascoli delle Dolomiti Bellunesi, tra i 1800 e i 2400 metri, le prime sentinelle si affacciano alle entrate delle tane. Non si allontanano mai molto. Rimangono caute, affamate, ancora torpide dal letargo. Questo momento, che coincide con i primi tepori primaverili, rappresenta una finestra fragile dove l'osservazione è possibile ma richiede consapevolezza e silenzio.
Le marmotte alpine, o Marmota marmota, sono roditori robusti di peso tra 3 e 4 chilogrammi, con pelliccia grigia-marrone e pancia giallognola. Durante l'inverno la loro temperatura corporea scende fino a 5-7 gradi centigradi; il cuore batte solo pochi battiti al minuto. Non dormono come gli altri animali: entrano in uno stato metabolico profondissimo chiamato torpore, dal quale escono gradualmente con il ritorno della luce e della temperatura.
Al risveglio, le energie sono quasi esaurite. Le riserve accumulate in autunno si sono consumate durante i mesi bui. Per questa ragione, nei primi giorni di primavera, le marmotte rimangono principalmente nei pressi delle tane principali, nei settori dove l'erba inizia a spuntare dai pascoli esposti a sud. Non vanno lontano. Il loro raggio d'azione iniziale non supera i 50-100 metri dalla bocca della tana.
Dove osservarle senza disturbo
Le migliori zone di osservazione nelle Dolomiti Bellunesi si trovano nei settori ad alta quota dei sentieri che attraversano i prati d'alpeggio. Il rifugio Fedare, i pascoli attorno a Sella Framont, l'area del Sasso Bianco e i prati sottostanti la Croda da Lago rappresentano locali classici dove le colonie di marmotte sono ben stanziate e relativamente tolleranti della presenza umana, a patto che questa rimanga silenziosa e distante.
La tecnica corretta consiste nel posizionarsi a una distanza minima di 100-150 metri dalla tana visibile. A questa distanza, la marmotta continua il suo comportamento naturale senza percepire la minaccia diretta della vostra presenza. Usate binocoli o una fotocamera con teleobiettivo, non il cellulare. Il cellulare vi spinge a avvicinarvi ulteriormente, a cercate l'inquadratura perfetta, a muovervi lateralmente. Diventa uno strumento di disturbo.
L'orario migliore è il primo mattino, tra le 7 e le 10. In questo lasso temporale le marmotte escono dalle tane con meno cautela, ancora intontite dal sonno, alla ricerca di cibo. Gli spostamenti sono lenti, quasi meccanici. Nel pomeriggio, quando il sole riscalda bene i prati, le marmotte si allontanano di piu dalle tane e divengono piu vigili. Il vostro posizionamento diventa allora piu difficile senza creare allarmismo.
Il silenzio è essenziale. Le marmotte comunicano tramite fischi acuti, grida d'allarme che si propagano nella valle. Una voce umana, una risata, il suono di uno zaino di nylon, bastano a farle rientrare nelle tane. Una volta rientrate, possono restare sottoterra per ore. Quindi silenziosi, movimenti lenti, abiti di colore neutro, non lucidi. Grigio, marrone, verde: colori che non catturano la luce.
Il rito del risveglio

Osservare una marmotta che esce dalla tana per la prima volta dopo il letargo è uno spettacolo intimo della natura. L'animale emerge con cautela, la testa prima, gli occhi socchiusi. Rimane ferma per alcuni minuti, orecchi dritti, annusando l'aria. Se il pericolo non è percepito, esce completamente. I movimenti iniziali sono goffi, quasi incerti. Le zampe posteriori, non utilizzate per mesi, hanno bisogno di tempo per ritrovare coordinazione.
Se una marmotta vi avvista a distanza ravvicinata, potrete sentire il suo richiamo di allarme, un fischio tagliente e ripetuto. Non è un suono aggressivo: è una comunicazione verso i conspecifici. Significa: pericolo, rientrate. A quel punto, allontanatevi silenziosamente e lasciate passare qualche minuto prima di cercare di osservare di nuovo.
Il fenomeno del risveglio collettivo avviene su settimane. Non tutte le marmotte si svegliano contemporaneamente. Le prime, probabilmente i maschi piu anziani, emergono gia in marzo pieno. Le femmine, soprattutto le giovani, rimangono sottoterra fino a meta aprile. Questo scaglionamento è uno stratagemma evolutivo: se le condizioni meteo peggiorano improvvisamente, non tutta la popolazione è vulnerabile contemporaneamente.
Quello che non si deve fare
Non avvicinarvi alle tane principali, non tentate di fotografare i giovani se la madre è presente, non tornate nello stesso luogo ogni giorno alla stessa ora. Le marmotte imparano gli schemi di movimento. Se vi vedono arrivare sempre alle 8.30 dalla stessa direzione, inizieranno a evitare quel settore del pascolo.
Non lasciate cibo. Una marmotta che riceve cibo da umani diventa dipendente, perde l'istinto di raccolta naturale, e quando il turista non ritorna, patisce malnutrizione. Il cibo umano, inoltre, è fonte di squilibri intestinali nei roditori selvatici.
Non portate i cani nei settori frequentati da marmotte, anche al guinzaglio. L'odore del predatore, anche se controllato, genera stress cronico nelle colonie.
Primavera nel ritmo dell'Alpide
Osservare il risveglio delle marmotte non è solamente uno spettacolo biologico. È un insegnamento sulla lentezza, sulla durezza dell'habitat alpino, sulla bellezza di un corpo che torna in vita dopo mesi di quasi-morte. Le Dolomiti Bellunesi, nei loro aspetti piu silenziosi, raccontano questo passaggio ogni anno. Le marmotte sono le lettere di questo racconto.
Quando tornate dalla vostra osservazione, al parco o durante una giornata di passeggiata in quota, portate con voi il ricordo del fischio di una sentinella, dell'immobilità carica di attenzione, della fragile transizione dalla morte apparente alla vita. In quel momento, avrete capito qualcosa di essenziale su come la montagna respira.
