Erano le sei di sera quando mia madre ha visto il riccio nel suo orto di montagna, in Val di Zoldo. Non grande, forse trecento grammi, con il musetto rivolto alle aiuole di insalata. Ha camminato lentamente tra le bietole, si è fermato accanto a un mucchietto di foglie secche, ha scavato con le zampe anteriori. Dieci minuti dopo era sparito tra i cespugli di sambuco. Mia madre si è fermata con la manichetta in mano e ha pensato: lo aiuto o no?
Il riccio europeo appartiene alla famiglia Erinaceidae, genere Erinaceus, specie europaeus. È un mammifero insettivoro di medie dimensioni, lungo fino a trenta centimetri e pesante tre o quattro etti. La cosa più evidente sono le spine: non sono peli, ma modificazioni della pelle, dette setole cheratinose. Quando ha paura, il riccio si arrotola in una palla compatta e quelle spine diventano scudo. Una volta era un ospite abituale negli orti e nei giardini europei, in particolare nei sistemi agricoli tradizionali dove la rotazione dei campi creava zone di rifugio e cibo abbondante. Negli ultimi trent'anni il numero di ricci è precipitato in quasi tutta l'Europa occidentale, inclusa l'Italia. Non è una moria legata a malattie, ma al modo in cui abbiamo organizzato il nostro spazio: giardini recintati, pesticidi, riduzione degli habitat selvatici.
Il riccio ha radici profonde nella cultura italiana, soprattutto nelle aree alpine e nel nord. Le favole lo descrivevano come il simbolo della prudenza e della lentezza, spesso contrapposto alla lepre. In molte regioni italiane era considerato un protettore dei raccolti, un alleato naturale contro i topi e gli insetti fitofagi. Nel Medioevo e in epoca moderna, il riccio compariva anche in trattati di medicina popolare come fonte di rimedi, uso che oggi rimane solo memoria storica. Quello che resta è l'idea diffusa del riccio come amico del contadino. Ma è un'idea vera solo a metà, e questo è il nocciolo della questione.
Il riccio è notturno e solitario. Di giorno dorme in tane scavate nel terreno oppure in mucchi di legna e foglie. La sera esce a caccia, e caccia di tutto: insetti, larve, vermi, piccoli rettili, uova di uccello, giovani topolini. Le sue preferenze sono le larve degli insetti e le lumache, che mangia tranciandole dal guscio. Una singola notte, un riccio adulto può divorare il 30 per cento del suo peso in insetti. Non è capace di volare, non scala bene, non nuota bene. Si affida all'olfatto, che è straordinario, e al tatto. Le sue spine lo rendono praticamente immune dai predatori naturali, eccetto i tassi giovani e le civette. Il suo ciclo riproduttivo è legato alla primavera: accoppiamento ad aprile-maggio, gestazione di tre settimane, nidiate di tre o quattro piccoli. L'autunno è il momento critico, perché il riccio deve accumulare il 40 per cento di grasso corporeo in più per superare l'ibernazione invernale.
Tre miti da smontare
Il primo mito è che il riccio mangia le verdure dell'orto. Non è vero. Il riccio non mangia piante. Non ha i denti per farlo, la sua mascella è costruita per preda viva. Se trovate una zucchina morsa nell'orto, non è stato un riccio, probabile una lumaca o un insetto.
Il secondo mito è che il riccio è portatore di malattie pericolose per l'uomo. I ricci ospitano ectoparassiti, come zecche e pulci, e talvolta batteri, ma la trasmissione all'uomo è rara e richiede contatto diretto prolungato. Il rischio è presente ma minimo se si osserva igiene basica. Non è una ragione valida per scoraggiare i ricci dal giardino.
Il terzo mito è che aiutare il riccio significhi dargli cibo. No. Se il riccio arriva nel tuo giardino, è perché ha già trovato cibo sufficiente. Dargli latte e pane, come molti ancora consigliano, è dannoso: i ricci sono intolleranti al lattosio e il pane non li nutre.
Quello che devi sapere prima di accoglierlo
- Pesticidi e antiparassitari chimici uccidono il riccio più che aiutarlo. Se usi insetticidi nel tuo orto, gli insetti rimangono contaminati e il riccio li mangia e si avvelena lentamente. Non è morte veloce, è degenerazione del fegato e dei reni. Questo è il punto essenziale: il riccio può entrare nel tuo giardino solo se lo hai mantenuto libero da veleni sintetici.
- Rifugi naturali sono indispensabili. Il riccio ha bisogno di posti dove dormire di giorno: mucchi di legna, foglie non rastrellate, cespugli bassi. Se il tuo giardino è ordinato come un campo da golf, il riccio non riuscirà a sopravvivere anche se il cibo c'è.
- Acqua disponibile durante la stagione secca. Una ciotola poco profonda in giardino, riempita d'acqua dolce, è più utile del cibo. Il riccio beve ogni notte.
- Recinti permeabili agli animali piccoli. Se il tuo giardino è completamente recintato senza buchi o passaggi bassi, il riccio non può entrare. I ricci si muovono molto di notte, percorrono anche cinquecento metri a ricerca di cibo.
- Vigila su cani e gatti. Un riccio può tollerare un cane o un gatto che lo annusa, si arrotola e il problema finisce. Ma se l'animale domestico è aggressivo, il riccio muore schiacciato o ferito. Non è una buona situazione.
Tornando a mia madre in Val di Zoldo: il suo orto non è mai stato trattato con pesticidi sintetici, usa solo rame per i funghi e niente altro. Ha lasciato crescere le erbacce in un angolo, non rastrella tutte le foglie cadute, e c'è una vasca piccola per l'acqua. Quel riccio ha continuato a tornare per tre mesi, fino ai primi geli di novembre. Non ha toccato un seme di insalata. Ha pulito il giardino da migliaia di vermi bianchi che sarebbero diventati maggiolini. La vera domanda non è se aiutare il riccio, ma se sei disposto a cambiare il modo di coltivare il tuo spazio per permettergli di sopravvivere. Se la risposta è sì, il riccio entra da solo e fa il resto. Se la risposta è no, meglio non illudersi che sia una visita piacevole.
