Una sera di marzo, dalla terrazza del rifugio alle spalle di Feltre, ho sentito quel verso che non si dimentica: il grido profondo del gufo reale che risuona nella gola del fiume. Non era più un ricordo di libri. Era presente, reale, potente. In quell'istante ho compreso che qualcosa nei nostri territori era cambiato. Il gufo reale, assente dalle prealpi venete per quasi un secolo, aveva ricominciato a nidificare qui, nelle rocce che disegnano l'orizzonte di questa regione. Chi vive queste montagne sa riconoscere i segni di questo ritorno. Cosa significa questo rimpatrio biologico, dove esattamente costruisce i suoi nidi, perché proprio adesso ha scelto di tornare.

La parete rocciosa come casa

Il gufo reale non costruisce nidi. Non intreccia rami, non scava buchi come altri rapaci. Lui cerca quello che la montagna offre già finito: una sporgenza di roccia sufficientemente larga, protetta da un'aggetto naturale, dove il vento non soffia troppo forte e l'umidità rimane moderata.

Nelle prealpi venete, questi rifugi sono sparsi sulle pareti calcaree che si ergono dalla base delle valli fino a quota millecento, millecento cinquanta metri. La gola del Piave, con le sue rocce bianche che tagliano il paesaggio come una cicatrice, ospita oggi uno dei nuclei più stabili. Anche la valle dell'Astico ha ripreso a richiamare femmine in cerca di territorio.

La scelta non è casuale. Queste pareti offrono visibilità sul territorio sottostante, protezione dai predatori terrestri e accesso rapido all'aria notturna dove il gufo caccia.

Dalle assenze al ritorno graduale

Dalle assenze al ritorno graduale

Fino agli anni ottanta del novecento, il gufo reale era considerato praticamente estinto nelle prealpi venete. La persecuzione diretta, l'uso di pesticidi, la perdita di habitat avevano spazzato via una popolazione che aveva abitato queste rocce per migliaia di anni.

Il ritorno non è stato immediato. È stato il risultato lento di tre fattori che si sono allineati gradualmente. La protezione legale rigorosa impedì ulteriormente il bracconaggio. La popolazione di prede, specialmente conigli e lepri, si stabilizzò nelle vallate. La tolleranza degli uomini, finalmente, crebbe.

Negli anni novanta comparvero i primi avvistamenti isolati. Una coppia qui, un maschio territoriale là. Poi, intorno al 2005, le nidificazioni accertate iniziarono a moltiplicarsi lentamente.

I territori attuali tra Veneto e Lombardia

Oggi i nuclei di nidificazione accertati si concentrano in tre aree principali. La prima è la zona della gola del Piave, tra Feltre e Longarone, dove almeno due, tre coppie tornano ogni primavera alle medesime pareti. La seconda è la fascia del fiume Astico nella provincia di Vicenza, dove negli ultimi cinque anni le segnalazioni sono diventate ricorrenti. La terza si estende sulle prealpi lombarde, lungo la sponda settentrionale del lago di Garda e sulle pareti dolomitiche più basse della Gardesana occidentale.

Non esiste un vero e proprio censimento preciso. Questi rapaci sono notturni, territoriali, schivi. Il loro numero esatto rimane incerto.

Quello che sappiamo è che le aree idonee non sono molte. Il gufo reale esige pareti rocciose non disturbate, orizzi forestali dove cacciare indisturbato, assenza di luci intense durante la notte. Le prealpi rispettano questi criteri in poche zone.

La geografia della caccia

Un gufo reale ha un territorio di caccia vastissimo. Dalla sua parete rocciosa può spingersi fino a cinque, dieci chilometri di distanza per cercare cibo. Questo significa che il suo raggio d'azione comprende sia la montagna rocciosa sia le sponde fluviali, sia i prati e i boschi di latifoglie più bassi dove le prede sono più numerose.

La lepre variabile, quando scende dai boschi più alti, diventa preda preferita. Il coniglio selvatico, tornato abbondante anche nelle prealpi dopo decenni di scarsità, rappresenta il piatto quotidiano. Roditori più piccoli riempiono i momenti di carestia.

Il fiume, spesso, attira anche qualche airone o anatra notturna. Il gufo reale non è un cacciatore esitante.

La stagione della nidificazione e il ciclo silenzioso

Il gufo reale comincia a vocalizzare già in dicembre, quando emette quei versi rauchi e profondi che risuonano nelle gole notturne. Gennaio e febbraio sono i mesi di corteggiamento intenso. La coppia si riunisce sulla parete rocciosa scelta l'anno prima, spesso la medesima, e inizia il processo di accoppiamento.

Le uova vengono deposte tra febbraio e marzo, una media di tre, quattro per covata. L'incubazione dura circa trenta giorni. I pulcini nascono in primavera inoltrata e rimangono nel nido per quasi due mesi prima di tentare i primi voli. Luglio e agosto vedono i giovani ancora dipendenti dai genitori, che li nutrono mentre imparano le tecniche di caccia.

Entro l'autunno, i giovani si disperdono. Alcuni si stanziano in territori nuovi, altri tornano al nord europeo da dove provengono i flussi migratori occasionali.

Disturbi e minacce silenziose

I gufi reali delle prealpi non affrontano più la persecuzione diretta che li aveva decimati. Oggi le minacce sono altre, più subdole. L'illuminazione artificiale delle cave e dei cantieri notturni disorientatail ritmo biologico. I pesticidi, pur ridotti, ancora circolano nell'ambiente e si accumulano nelle catene alimentari.

Il turismo incontrollato su parete rocciosa rappresenta un rischio. Un escursionista che si avvicina troppo a un nido in primavera, senza saperlo, può causare l'abbandono della covata.

L'arrivo di rapaci competitori, come l'aquila reale che espande il suo areale verso quote più basse, crea tensioni territoriali.

Ma il pericolo più profondo è l'usura lenta del paesaggio notturno. Dove la montagna rimane ancora selvaggia, il gufo prospera. Dove il silenzio notturno cede al suono, dove la roccia viene fratturata da nuove strade, dove la foresta viene radialmente gestita per il legname, lì il gufo cerca casa altrove.

Il significato di questo ritorno

Quando una specie torna dopo essere stata considerata persa, accade qualcosa di più profondo di una semplice statistica biologica. Accade una riconciliazione con la terra che avevamo tradito.

Il gufo reale è stato il simbolo delle persecuzioni. Lo ammazzavano perché credevano proteggesse il loro territorio, perché aveva occhi gialli che spaventavano, perché era diverso. Adesso che è tornato, torna non per nostra permesso, ma per la nostra graduale assenza di violenza.

Le prealpi venete e lombarde non sono diventate improvvisamente più selvagge. Il cambiamento è più sottile: una minore intolleranza, una protezione legale effettiva, una comprensione che la montagna appartiene anche a chi la vede solo di notte.

Negli ultimi anni, ogni primavera, i guardaparco e i naturalisti del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ascoltano quei versi che risalgono dalle gole. Non è un conteggio per gioire di numeri. È il segno che le rocce, ancora, insegnano a chi le abita come condividere lo spazio.

Quella sera a Feltre, il verso del gufo si disperse lentamente nella valle. Non tornerò a cercare il nido, non tenterò di fotografare i piccoli, non farò nulla che lo disturbi. Basta sapere che è lì, che la montagna lo accoglie ancora, che il silenzio notturno ha voce di nuovo.