Sono seduto nello studio di una veterinaria a Catania. Sulla tavola c'è un gatto soriano, due anni, che non smette di leccarsi la zampa posteriore sinistra. La padrona dice che lo fa da tre settimane, quasi ossessivamente. Il mantello in quel punto è diradato, visibili le macchie rosa della pelle sottostante. La proprietaria ha provato di tutto: shampoo, creme, anche l'antibiotico prescritto dal farmacista. Nulla. Il gatto continua. Questo è il confine fra il grooming normale e il segnale d'allarme che nessuno deve ignorare.

Il gatto domestico, Felis catus, appartiene alla famiglia Felidae e all'ordine Carnivora. È un carnivoro obbligato, discendente diretto della specie selvatica Felis silvestris lybica, il gatto selvatico africano addomesticato fra i 9500 e i 10.000 anni fa in Mesopotamia. I gatti si leccano: è il loro principale metodo di igiene, di termoregolazione e di comunicazione. Ma quando il leccarsi smette di essere un comportamento naturale e diventa ripetitivo, ossessivo, autolesionista, allora parliamo di alopecia psicogena, dermatite da ipersensibilità, o altre condizioni mediche che richiedono intervento.

Nella storia umana il gatto ha occupato un ruolo duplice: venerato in Egitto come incarnazione della dea Bastet, perseguitato nel Medioevo europeo come complice del diavolo, poi reintegrato come cacciatore di roditori e infine come animale da compagnia. In Italia, il gatto selvatico è ancora presente nelle Alpi Apuane e negli Appennini, protetto da leggi nazionali. Il gatto domestico, invece, è oggi uno degli animali più diffusi nelle case italiane: circa 7 milioni di esemplari vivono nelle abitazioni. Il loro comportamento di auto-pulizia affonda radici evolutive profonde: una madre gatta lecca i cuccioli per stimolare le funzioni vitali, per mantenerli caldi, per insegnare loro stessi il grooming. Leccarsi rimane per tutta la vita un comportamento normale e necessario.

Un gatto sano si lecca fra il 30 e il 50% delle sue ore di veglia. Ha una lingua ruvida, coperta di papille cheratinose orientate all'indietro, progettata per rimuovere il pelo sporco, per distribuire l'olio naturale della pelle, per controllare la temperatura corporea mediante l'evaporazione. Il mantello di un gatto è composto da tre strati di pelo: gli aculei esterni lunghi e rigidi, la giarda media isolante, e il sottopelo denso. Ogni capello è ancorato a un muscolo pilifero che consente al gatto di rizzare il pelo in caso di stress o pericolo. Un gatto a pelo lungo dedica più tempo al grooming rispetto a uno a pelo corto. Le variazioni fra razze sono minime: ciò che cambia è soprattutto il contesto ambientale e lo stato fisico e psichico dell'animale.

I miti che non reggono: leccarsi non significa che tutto va bene

Si dice che se un gatto si lecca vuol dire che è calmo e sereno. Non è vero. Un gatto può leccarsi ossessivamente proprio quando è ansioso, stressato o malato. È uno dei miti più pericolosi perché induce i proprietari a ignorare i segnali di sofferenza. Ho visto gatti con allergie alimentari gravi leccarsi fino a procurarsi ferite aperte e infezioni batteriche secondarie, mentre i proprietari pensavano che fosse una semplice abitudine nervosa. Un altro mito: il gatto si lecca perché ha pulci e me ne accorgo al primo sguardo. Sbagliato. Le infestazioni parassitarie lievi non si vedono a occhio nudo, ma il gatto sente il disagio e inizia a leccarsi in modo compulsivo. Infine si sente dire che i gatti che si leccano tanto hanno problemi comportamentali e basta una goccia di feromone sintetico a risolverlo. I feromoni hanno una loro utilità nel ridurre lo stress ambientale, ma non curano le dermatiti allergiche né gli acari della rogna.

Quando il leccarsi diventa un problema: i segnali da non sottovalutare

Le cause mediche di leccarsi eccessivo sono molteplici. Le allergie alimentari sono fra le più comuni: il gatto è sensibile a proteine come il pollo, il manzo o il latticini, e la risposta immunitaria cutanea provoca prurito intenso. Le allergie ambientali, da acari della polvere, polline o muffe, sono altrettanto frequenti. Poi ci sono i parassiti: la pulce, perfino una sola, può scatenare dermatite allergica da puntura di pulce (DAPF) in gatti predisposti. Gli acari della rogna, invisibili, colonizzano la pelle e causano prurito selvaggio. Le infezioni batteriche e fungine, inclusa la tigna (dermatofiti), provocano lesioni crostose e arrossate. Infine lo stress: cambiamenti ambientali, perdita di un familiare umano o felino, visite frequenti dal veterinario, introduzione di nuovi animali in casa, possono spingere il gatto a leccarsi in modo ossessivo come meccanismo di auto-calmante.

Ho in mente un gatto, un blu di Russia di quattro anni, che ha iniziato a leccarsi il ventre fino a crearsi ulcere. La proprietaria viveva in un appartamento dove era stata installata una stufa a pellet, e l'aria era diventata incredibilmente secca. Il gatto sviluppò una dermatite irritativa. Dopo che la stufa fu sostituita con un umidificatore ambiente, il problema scomparve in due settimane. Ma senza una diagnosi corretta sarebbe potuto diventare cronico.

Cosa fare e cosa evitare: il percorso verso la diagnosi

Evitate gli antibiotici o i corticosteroidi topici se non prescritti da un veterinario. So che è tentatore applicare una pomata dalla farmacia, ma i rischi sono alti: coprite il sintomo senza risolvere la causa, ritardate la diagnosi corretta, e se il gatto continua a leccarsi, la pomata viene ingerita in quantità nocive. Allo stesso modo, evitate i prodotti "naturali" di cui non conoscete la composizione: certi oli essenziali sono tossici per i gatti.

Il gatto che si lecca troppo non è un gatto cattivo o viziato, né un caso disperato. È un animale che parla con il suo corpo, che vi dice che qualcosa non va. In trent'anni di lavoro con i gatti ho imparato una cosa semplice: ascoltateli. Non sempre il leccarsi è abitudine, e non sempre il silenzio è salute.