Nel 2022 un gruppo di ricercatori del Veneto ha documentato un aumento significativo di casi umani di borreliosi di Lyme in zone rurali dove prima il contagio era raro. Gli uomini avevano contratto la malattia camminando in boschi durante la ricerca di funghi e legna, senza contatto diretto con animali domestici. Le zecche li avevano punto, inoculando il batterio Borrelia burgdorferi. Questo episodio ha messo a fuoco una realtà spesso invisibile: le zecche non trasmettono malattie solo ai cani, ma anche a noi, e il rischio cresce dove ambiente naturale e aree urbane si incrociano.
Cosa sono le zecche e come funziona la trasmissione
Le zecche sono aracnidi parassiti che si nutrono di sangue. Vivono nell'erba, nei cespugli e nei boschi, aspettando che un ospite le sfori. Quando una zecca aderisce alla pelle, rimane attaccata per giorni mentre succhia sangue. In questo intervallo di tempo, se il parassita è infetto, può rilasciare nel flusso sanguigno dell'ospite i microorganismi che porta con sé.
Il meccanismo è semplice e universale: non distingue tra cane, cervo, cinghiale o uomo.
La durata del pasto è cruciale. Una zecca infetta da Borrelia può trasmettere il batterio dopo 24-36 ore di alimentazione. Per questo motivo rimuovere una zecca entro le prime 24 ore riduce drasticamente il rischio di contagio. Ma se passano due o tre giorni senza accorgersi della sua presenza, il rischio sale.
La borreliosi di Lyme: la malattia più frequente
Negli ultimi 15 anni il numero di casi umani di borreliosi di Lyme è cresciuto in Europa centrale e settentrionale. L'Italia non è zona ad alta incidenza, ma casi confermati circolano soprattutto nelle regioni del Nord: Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte.
La borreliosi di Lyme inizia spesso con un arrossamento circolare intorno al punto della puntura. Non sempre compare. Possono seguire febbre, dolori articolari, stanchezza. Se non riconosciuta e trattata con antibiotici nelle prime fasi, può evolvere verso complicazioni articolari, neurologiche o cardiache.
Una caratteristica della malattia è la lentezza dell'insorgenza dei sintomi, che può richiedere settimane. Chi cammina nei boschi in primavera ed estate dovrebbe prestare attenzione a eruzioni strane sulla pelle nei giorni o settimane seguenti.
L'encefalite da zecche: un rischio in espansione geografica
L'encefalite trasmessa da zecche, nota come TBE (tick-borne encephalitis), è un virus che causa infiammazione del cervello e delle meningi. Non esiste cura antivirale specifica: il trattamento è sintomatico. In alcuni casi la malattia lascia sequele neurologiche permanenti.
L'encefalite da zecche circola nelle aree alpine e prealpine, ma negli ultimi vent'anni ha espanso il suo areale geografico verso sud e nord. Nel 2023 erano stati registrati focolai in Italia in zone dove prima era assente.
Per questa malattia esiste un vaccino. Non è obbligatorio ma è consigliato per chi vive o lavora in zone endemiche o vi trascorre lunghi periodi.
La febbre bottonosa e altre rickettsie
La febbre bottonosa è causata da Rickettsia conorii, un batterio intracellulare trasmesso dalla zecca marrone del cane. Nonostante il nome, questa zecca colpisce anche l'uomo. La malattia provoca febbre, mal di testa, dolori muscolari e una tipica macchia nera nel punto della puntura. È diffusa nel Mediterraneo e risponde bene agli antibiotici se diagnosticata in tempo.
In Italia i casi umani rimangono limitati ma documentati, soprattutto nel Sud e nelle isole.
Come riconoscere una zecca e rimuoverla correttamente
Una zecca si presenta come una protuberanza scura sulla pelle, piccola come una lenticchia quando è appena attaccata, più grande se è stata lì per giorni. Non è sempre facile accorgersi della sua presenza, soprattutto se si nasconde in zone piegate come l'interno delle ginocchia, l'inguine, le ascelle.
La rimozione corretta è fondamentale. Bisogna usare una pinzetta a punta fine, afferrare la zecca il più possibile vicino alla pelle e tirare diritta verso l'alto con movimento lento e costante. Non bisogna schiacciare il corpo della zecca durante la rimozione, perché potrebbe rilasciare saliva e contenuti digestivi infetti. Non conviene usare alcol, vaselina o fiamma per asfissiarla: questi metodi spingono la zecca a vomitare il contenuto dello stomaco nella ferita, aumentando il rischio di trasmissione.
Dopo la rimozione conviene disinfettare la ferita e conservare la zecca in un contenitore sigillato. Se nei giorni seguenti compaiono sintomi, il medico potrà usarla per identificare la specie e il patogeno.
Prevenzione: proteggere sé stessi è proteggere gli altri
La prevenzione inizia con abiti e comportamenti consapevoli. Quando si cammina in boschi o aree erbose durante la stagione calda, indossare pantaloni lunghi e calzini che coprano la caviglia. I colori chiari facilitano l'avvistamento delle zecche scure. Usare repellenti a base di dietiltoluamide o piccaridina sugli abiti e sulla pelle esposta.
Al rientro, fare una ispezione accurata del corpo, prestando attenzione alle zone piegate. Passare gli indumenti in asciugatrice ad alta temperatura per almeno 10 minuti: il calore uccide le zecche.
Chi vive in zone endemiche per TBE dovrebbe valutare il vaccino con il proprio medico. Chi ha animali domestici dovrebbe mantenerli in trattamento antiparassitario continuo durante la primavera e l'estate, riducendo la popolazione di zecche nell'ambiente.
Il collegamento tra ecosistema e malattie umane
Quello che spesso sfugge è che le malattie trasmesse dalle zecche non sono casi isolati di sfortuna individuale. Sono segnali di un equilibrio spostato. L'aumento dei casi umani di borreliosi e TBE in Europa è legato all'espansione dei boschi, alla proliferazione di ungulati selvaggi come cervi e caprioli, che sono reservoir naturali di questi patogeni, e ai cambiamenti climatici che allungano le stagioni di attività delle zecche.
Un bosco con molti cervi ha molte più zecche. E molte più zecche significano rischio più alto per chi attraversa quel bosco. Se oggi vediamo nuovi casi umani di borreliosi o TBE in zone prima indenni, il motivo non è solo sfortuna. È il risultato di dinamiche ecologiche più ampie.
Proteggere sé stessi dalle zecche, mantenere i cani al riparo da questi parassiti e comprendere dove il parassita circola nel territorio significa riconoscere che la salute umana e quella animale sono intrecciate con lo stato della natura che ci circonda. Non sono questioni separate.
La prossima volta che leggi di un caso di Lyme in una provincia vicina, ricorda che non è una anomalia rara, ma un segnale. E quel segnale riguarda tutti noi.
