Un mattino di novembre, mentre guidavo i visitatori lungo il sentiero dei faggi nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, abbiamo colto di profilo una volpe rossa. Non era la classica immagine da manuale. Era più esile, le spalle meno massicce, il muso fine. Quella che stavamo osservando era Vulpes vulpes meridionalis, la sottospecie autoctona del nostro territorio. Dove vive, quando caccia, come si muove tra i boschi di conifere e i pascoli d'altitudine. Perché insomma quella volpe era diversa da quello che i libri di zoo mostrano quando ritraggono le popolazioni centro-europee.
La sottospecie che porta il nome del sud
Dicono "meridionalis" non perché vive solo al sud, ma perché più piccola e adattata ai climi temperati e mediterranei. Nel Nord-est italiano, tra le Dolomiti e le Prealpi, questa sottospecie ha trovato il suo equilibrio. Il corpo misura in media cinquanta-sessanta centimetri di lunghezza, più compatto rispetto ai cugini scandinavi. Il peso oscillava, negli esemplari che abbiamo potuto osservare in vent'anni di monitoraggio del parco, tra tre e cinque chili.
Le orecchie sono proporzionalmente più grandi rispetto al cranio. Il colore della pelliccia è rosso mattone, a volte con sfumature brune sulle spalle. La coda è vistosa, con una banda nera sul dorso e la punta bianca. Sotto il mento e sulla gola il pelo diventa bianco latte. Questi dettagli non sono decorativi. Ogni variazione ha una ragione legata alla termoregolazione e al mimetismo negli ambienti dove la volpe caccia.
Come vive nel territorio dolomitita
Una volpe meridionalis occupa un territorio che può estendersi da dieci a trenta chilometri quadrati, a seconda della densità di prede e della copertura vegetale. In montagna, dove il cibo è più scarso, lo spazio necessario cresce. Nelle nostre zone, le volpi preferiscono i boschi misti di larice, abete rosso e faggio, soprattutto i margini dove il bosco incontra i prati.
Non sono solo notturne. Chi pensa che le volpi escano solo al crepuscolo sbaglia. Le abbiamo viste in pieno giorno, muoversi tra i cespugli di ginepro alle prime luci dell'alba. Questo comportamento cambia con le stagioni e con la disponibilità di cibo. In autunno, quando i frutti abbondano, la volpe dedica ore del giorno a cercare mirtilli, more di rovo, sorbi.
La caccia però rimane l'attività centrale. Il topo selvatico è la preda preferita. Una volpe può consumare fino a dieci topi di campo in una sola notte. Ma mangia anche arvicole, talpe, insetti, uccelli nidificanti al suolo. In primavera, quando i giovani lepri iniziano a pascolare nei prati, la volpe sa dove cercare.
Intelligenza e astuzia nel vero significato
Dopo tanto tempo trascorso nei boschi, ritengo che il termine "astuzia" sia inadatto a descrivere quello che le volpi fanno. È intelligenza adattiva. Una volpe meridionalis impara dove si trovano i nidi di fagiano. Ritorna nel medesimo luogo quando le uova stanno per schiudersi. Conosce i percorsi che minimizzano l'incontro con cani da pastore. Sa quale orario del giorno riduce il rischio di essere scoperta dai membri del branco.
Nel nostro parco, alcuni esemplari hanno imparato a frequentare i margini delle aree urbanizzate per ricercare cibo nei rifiuti. Non è una scelta casuale. È una conseguenza della pressione selettiva: le volpi che osano questo comportamento aumentano le probabilità di sopravvivenza in anni di forti nevicate.
La riproduzione e la vita familiare
A gennaio inizia il periodo degli accoppiamenti. Le volpi sono monogame, almeno per quella stagione riproduttiva. Maschio e femmina cacciano insieme, marcano il territorio con urina, si aiutano nella difesa della tana.
I piccoli nascono a marzo, circa cinquanta giorni dopo l'accoppiamento. Una cucciolata conta mediamente quattro o cinque cuccioli. La femmina rimane nella tana per le prime tre settimane. Il maschio le porta il cibo. A maggio, i piccoli iniziano a uscire, dapprima vicino all'ingresso, poi in escursioni sempre più lunghe. A settembre, quando il manto invernale è completamente sviluppato, i giovani vengono spinti via dal territorio parentale. Iniziano il loro vagabondaggio in cerca di un territorio proprio.
Coesistenza con l'uomo nel paesaggio montano
La volpe meridionalis non è un predatore di greggi come la gente spesso crede. Nel territorio del parco, gli attacchi ai pascoli alpini rimangono rari. Una volpe selvatica ha paura dei cani pastore. Sa che un gregge difeso rappresenta un rischio troppo alto. Preferisce cercare topi.
Dove però le pecore o i capri pascolano incustoditi o al tramonto, la tentazione cresce. Un agnello giovane pesa quanto una decina di topi. Richiede una caccia anziché diecine di cacce brevi. In questi casi, il conflitto nasce non dal comportamento naturale della volpe, ma dall'assenza di sistemi di protezione.
Nelle comunità locali, la percezione della volpe è cambiata negli ultimi quindici anni. Non è più vista solo come minaccia. Molti abitanti del parco, specialmente i più giovani, la considerano una parte integrale dell'ecosistema, un indicatore della salute della foresta.
Cosa osservare se la incontri
Se cammini nei boschi dolomitici e incrocia una volpe, non avrà paura di te. Avrà paura. Sono animali selvatici, non abituati al contatto umano. Il comportamento naturale è la fuga. Una volpe si allontanerà a passo svelto, potrebbe voltarsi per controllarti da lontano, ma non ti caricherà. Non avrai la necessità di difenderti.
Se invece la incontri in una strada, al crepuscolo, seduta sui sassi che marcano il sentiero, stai osservando una creatura che ha una routine. Quella volpe conosce quel posto. Forse vi ha trovato cibo, forse sta guardando il sole calare sulle valli come faresti tu. Fermati. Ascolta. Dopo un minuto, lei si alzerà e sparirà tra gli alberi. Avrai ricevuto un momento raro, difficile da spiegare a chi non lo ha provato.
Tracce nel territorio
Le tracce della volpe meridionalis rimangono visibili tutto l'anno nel fango dei sentieri e nella neve. Le impronte posteriori si sovrappongono a quelle anteriori, creando una linea continua e dritta. È il segno della precisione, della volontà di muoversi veloce conservando energia.
Gli escrementi appaiono lungo i sentieri principali, spesso su pietre sporgenti. Contengono peli, ossa di piccoli roditori, frammenti di frutti. Sono messaggi olfattivi per altre volpi. Dicono: questo territorio è mio.
Un animale che insegna il silenzio
Passare ore nei boschi cercando volpi non produce sempre avvistamenti. Produce invece uno stato mentale diverso. Un'attenzione al dettaglio, al movimento, al suono. Una volpe non ti raggiunge solo se la vedi. Ti raggiunge soprattutto quando impari a leggere il territorio come lei lo legge. Quando capisci che il bosco non è uno spazio vuoto, ma una comunità di presenze che comunica continuamente.
La sottospecie meridionalis abita queste montagne da migliaia di anni. Ha attraversato ere di caccia, di persecuzione, di protesta rurale. Rimane, persiste, adatta i suoi comportamenti. In questo rimane il migliore insegnante di una verità semplice: la coesistenza non è un ideale. È una pratica quotidiana, silenziosa, di chi impara a cercare lo spazio sufficiente per vivere accanto all'altro senza distruggerlo.
