Animali

Tassi settentrionali: come gli animali scendono dalle montagne verso le pianure

Negli ultimi decenni i tassi italiani hanno iniziato a scendere dai rilievi alpini e appenninici verso le pianure padane e venete. Una migrazione che racconta il cambiamento dell'ecologia del Nord.

Tasso europeo in primo piano notturno con muso grigio e bianco, zampe forti, su terreno umido con radici di alberi e foglie morte

Un pomeriggio di settembre, dalle tracce nella neve ghiacciata ai tremila metri fino ai segni di scavo nei campi coltivati della valle, si misura il cammino silenzioso dei tassi europei. Negli ultimi vent'anni nelle Alpi e negli Appennini settentrionali questa specie ha iniziato a colonizzare ambienti che prima frequentava raramente: le pianure coltivate, i boschi di latifoglie meno elevati, gli habitat prossimi alle aree urbane. Il fenomeno riguarda soprattutto il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e l'Emilia Romagna, dove i ricercatori hanno documentato un aumento dei ritrovamenti e delle segnalazioni da parte dei residenti.

Chi sono i tassi europei? Mammiferi dell'ordine dei Carnivori, famiglia dei Mustelidi, il tasso vive da migliaia di anni nei boschi montani d'Europa. Ha corpo compatto e robusto, peso tra i dodici e i sedici chilogrammi, zampe corte ma forti, artigli sviluppati per scavare gallerie sotterranee chiamate tane. La pelliccia è grigia sul dorso, bianca sul ventre, con due strisce bianche che percorrono il volto dal naso alla nuca. È animale notturno, solitario durante la maggior parte dell'anno, omnivoro che si nutre di lombrichi, insetti, piccoli roditori, frutti di bosco.

Dove vivevano prima

Per secoli il tasso ha occupato gli habitat forestali montani, dai mille ai duemila metri di altitudine, dove trovava tane naturali fra le rocce, nelle fessure delle pareti, nei pressi di ruscelli freddi e lontani dalle attività umane. Le zone preferite erano il cuore dei massicci alpini, i versanti più selvaggi degli Appennini, i boschi di abete e faggio dove il suolo rimane umido anche in estate. La popolazione era stabile, non numerosa, adattata a vivere in isolamento.

Nelle pianure non era assente, ma raro. I documenti storici e gli archivi delle catture accidentali mostrano una presenza sporadica, concentrata soprattutto nei boschi planiziali residui lungo i fiumi Po, Tagliamento, Isonzo, dove ancora oggi si conservano frammenti di foresta alluvionale.

Cosa sta cambiando

Negli ultimi due decenni il quadro è mutato. Gli osservatori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, come chi scrive, hanno notato spostamenti anomali di individui verso quote minori e verso nord, verso le valli fluviali. Non è migrazione stagionale ordinaria. È un processo di colonizzazione lento, generazionale, dove singoli individui si spingono oltre i confini storici della specie e, se trovano condizioni favorevoli, vi si stabiliscono.

Le cause sono molteplici. La ricupeero dei boschi montani abbandonati da agricoltura e pascolo ha aumentato la superficie forestale nel Nord Italia. Ma parallelamente, i cambiamenti climatici hanno portato inverni meno rigidi, estati più lunghe, una maggiore disponibilità di cibo anche nelle quote basse. I tassi, come molti mammiferi, rispondono a queste variazioni allargando l'area di distribuzione.

Accanto a questo, nelle pianure circostanti i rilievi alpini e appenninici la naturalità è tornata in alcuni settori. Gli argini dei fiumi gestiti per le piene, le aree agricole dove sono stati reintrodotti elementi di ecologia, come siepi e boschetti, hanno creato corridoi biologici. Il tasso non ha bisogno di foreste primarie intatte. Trova sufficiente uno spazio dove scavare, fonti proteiche per mangiare, tranquillità notturna.

I segnali della presenza

Come riconoscere la presenza di un tasso in un territorio dove prima non c'era? Le tracce sono inconfondibili. Le tane hanno aperture rotonde, larghe quanto il pugno di un uomo, con scavi netti e terriccio frescarello accumulato all'esterno. Le feci del tasso sono depositate in latrine comunali, piccole buche scavate nella terra dove l'animale ritorna più volte. Contengono resti di insetti, ossa di piccoli vertebrati, tracce di frutta.

In pianura i ritrovamenti accidentali sono aumentati: individui morti lungo le strade provinciali, tassi catturati accidentalmente in gabbie da cacciatori, avvistamenti diretti in zone agricole della Bassa Padana. Nel Friuli Venezia Giulia, negli ultimi cinque anni, la documentazione di tracce in provincia di Udine e Gorizia è passata da pochi casi isolati a una presenza quasi ordinaria.

Equilibri che cambiano

Cosa significa l'arrivo dei tassi nelle pianure? Nel breve termine, poco. È un numero ancora piccolo di individui, sparsi su aree vaste. Non c'è una "invasione".

Nel lungo termine, rappresenta un segnale ecologico. Significa che gli habitat di transizione fra montagna e pianura stanno recuperando capacità di sostenere fauna selvatica più complessa. Significa che i corridoi biologici funzionano, almeno parzialmente. Significa che una specie timida, che l'uomo ha cacciato per secoli e considerato rara, trova oggi spazio per espandersi.

Ma porta anche complessità. Nei territori di pianura ci sono case, strade, colture. Un tasso che scava una tana sotto un orto, che attraversa una provinciale di notte, che entra in conflitto con attività umane anche banali, diventa visibile. E la visibilità genera reazioni: protezione oppure ostilità, a seconda della consapevolezza locale.

Uno specchio della natura

Osservare il tasso che scende dalla montagna verso la pianura è come leggere una storia dell'Europa contemporanea. Non è un animale spettacolare come il lupo o l'orso. È discreto, notturno, quasi invisibile. Eppure racconta di come la natura europea, dopo secoli di riduzione e dominio umano, stia trovando nuovi spazi.

Racconta di un paesaggio che non è più solido e divisibile in zone separate, montagna da una parte, città dall'altra, ma piuttosto un continuum dove i confini si sfumano. Racconta che gli equilibri non sono mai definitivi, che la vita vegetale e animale reagisce ai cambiamenti, cerca vie nuove, si adatta.

Nelle tracce di un tasso sulla terra umida di una risaia del Veneto c'è il segno di una ricerca. Non sappiamo quale outcome avranno questi movimenti. Ma sappiamo che il silenzio notturno delle pianure nord-italiane, oggi, non è più il silenzio assoluto di un tempo. È attraversato di nuovo dal passo di un mammifero che, lentamente, sta tornando a casa.

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