Animali

Salamandre nei boschi umidi: come i naturalisti si sbagliavano

Le salamandre puntellate e comuni ricolonizzano i boschi italiani dopo decenni di declino. Ma i naturalisti del XVII e XVIII secolo le avevano descritte con gravi errori di identificazione e comportamento.

Salamandra nera e gialla su muschio umido di un bosco di faggio, con foglie morte e rami ricoperti di licheni verdi

Una salamandra puntellata esce dal sottobosco dopo una pioggia notturna e si dirige verso una pozza d'acqua stagnante tra le radici di un faggio. Non è una coincidenza, né un comportamento casuale. Quella salamandra segue una mappa mentale che i primi naturalisti italiani non comprendevano affatto. Negli anni Sessanta del Novecento, molti ambienti forestali umidi dell'Appennino e delle Alpi risultavano privi di salamandre. Oggi, grazie al recupero di questi habitat e alla riduzione dell'inquinamento, le colonie si ricompongono. Ma quello che sappiamo ora sulla biologia di questi anfibi contraddice profondamente quel che veniva scritto nei trattati dal Cinquecento al Settecento.

Le confusioni dei naturalisti rinascimentali

Ulisse Aldrovandi, uno dei più grandi zoologi bolognesi del XVI secolo, descriveva le salamandre come animali che vivevano nel fuoco e potevano resistere alle fiamme. Non era una leggenda popolare da ignorare: per Aldrovandi si trattava di una proprietà fisiologica reale, degna di essere registrata in un testo scientifico. L'errore non nasceva da ignoranza crassa. Aldrovandi osservava che quando si bruciavano legni umidi pieni di salamandre nascoste, gli animali fuggivano dalle fiamme verso zone umide. Interpretò la fuga come una dimostrazione di resistenza al calore, non come un comportamento di sopravvivenza. Era una lettura sbagliata dei fatti, costruita con rigore logico ma su fondamenti errati.

Ancora più gravi erano le confusioni tassonomiche.

I naturalisti dell'epoca identificavano male le specie. Mescolavano le salamandre puntellate con le comuni, le aquatiche con le terrestri, e attribuivano caratteri di una specie ai descrittori di un'altra. Nel 1555, Pierre Belon descriveva una "salamandra rossa" che probabilmente era un tritone, un anfibio completamente diverso. Questa confusione persistette per due secoli. I primi testi scientifici italiani non distinguevano nemmeno fra salamandre italiane e salamandre centroeuropee, attribuendo alla fauna peninsulare specie che non vi abitavano mai.

Il ciclo riproduttivo: credenze e realtà

Nessun tema fu distorto quanto quello della riproduzione. I naturalisti rinascimentali erano convinti che le salamandre si riproducessero attraverso la putrefazione spontanea di materia organica umida. L'idea veniva dal fatto che le salamandre comparivano frequentemente in legni marcescenti e fango bagnato, ambienti dove la generazione spontanea pareva plausibile. Nel 1603, lo scienziato italiano Girolamo Mercuriale sosteneva che le salamandre nascevano direttamente da vapori solforosi liberati dal suolo umido. Non aveva mai osservato un accoppiamento. Non sapeva che le femmine di salamandra puntellata partoriscono piccoli vivi dopo una gestazione di nove mesi, sviluppandosi completamente dentro il corpo materno. Questa scoperta, banale oggi, rimase sconosciuta fino al XVIII secolo avanzato.

La confusione aumentava perché i naturalisti non distinguevano tra i diversi cicli riproduttivi delle specie italiane.

La salamandra comune pratica l'accoppiamento su terra, la puntellata partorisce già metamorfosata, mentre altre specie depongono uova in ambienti acquatici. I testi cinquecenteschi davano descrizioni che mescolavano tutti questi moduli biologici in una unica narrazione confusa.

Habitat e preferenze ecologiche

I primi naturalisti credevano che le salamandre abitassero indistintamente qualsiasi ambiente umido: cisterne, pozzi, torrenti, paludi. Non avevano capito che ogni specie italiana occupava nicchie ecologiche precise. La salamandra puntellata predilige boschi di faggio e abete con suolo ricco di humus e muschi bagnati, con una temperatura costante tra i cinque e i sedici gradi centigradi. La comune preferisce ambienti meno umidi, spesso ai margini del bosco, su pendii freschi ma non paludosi. La Geotritone italiano, endemita appenninico, vive esclusivamente in sorgenti forestali a bassa quota, tra i duecento e gli ottocento metri.

Nel Settecento, quando vennero mossi i primi tentativi sistematici di catalogazione, mancavano ancora le categorie concettuali per descrivere queste differenze. Un naturalista che raccogliesse una salamandra in un torrente e un'altra in un bosco asciutto, senza altri riferimenti, non poteva nemmeno porsi la domanda se stesse guardando specie diverse o semplici varianti dello stesso animale.

Il ritorno nei boschi moderni

Dall'inizio del XXI secolo, biologi specializzati in erpetologia hanno documentato una ricomparsa significativa di salamandre in varie regioni italiane. Questo recupero dipende da tre fattori: il miglioramento della qualità dell'acqua nei torrenti forestali, la riduzione della frammentazione degli habitat boschivi grazie alla rinaturalizzazione di aree abbandonate, e probabilmente il declino delle attività estrattive che scavevano sorgenti e pozze.

I ricercatori sanno oggi come riconoscere una salamandra puntellata da una comune in pochi secondi: il disegno giallo e nero della prima, i macchiettoni rossi sulla comune, la conformazione del cranio, le dita delle zampe posteriori. Conoscono la durata della gestazione, le temperature letali, il numero medio di piccoli per cucciolata, l'ampiezza dell'home range, persino la comunicazione chimica tra individui attraverso i feromoni.

Quello che gli erpetologo contemporanei hanno scoperto contraddice quasi completamente il corpus di conoscenze che i naturalisti italiani avevano costruito dal Cinquecento al Settecento.

Cosa resta da comprendere

Eppure, anche con tutta questa ricerca moderna, domande fondamentali rimangono aperte. Come fanno le salamandre puntellate a orientarsi verso specifiche sorgenti dopo l'ibernazione, percorrendo distanze di cento o duecento metri in ambienti completamente privi di luce? Che ruolo gioca la memoria olfattiva, e quanto della loro geografia mentale viene trasmesso dai genitori rispetto a quanto sia innato? Quando una femmina si muove attraverso un bosco apparentemente uniforme alla ricerca di un sito di parto, quale sequenza di stimoli ambientali segue? I naturalisti del Rinascimento non potevano rispondere, ma non potevano nemmeno formulare bene la domanda. Forse quello che ancora non comprendiamo delle salamandre rappresenta meno ignoranza e più complessità biologica di quanto, nel XVI secolo, qualcuno avrebbe potuto immaginare.

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