Chi sale al Gran Sasso fra marzo e maggio al primo mattino entra in uno scenario dove gli animali sono più attivi e visibili. Il Parco Nazionale protegge una fauna ricca e variegata che dipende dalla stagione e dagli orari di movimento. In primavera le giornate si allungano, le temperature salgono e gli animali escono dai rifugi notturni con più facilità. I primi raggi solari illuminano i versanti orientali fra le 6 e le 7 del mattino, e proprio in questa fascia oraria la visibilità e le chance di osservazione raggiungono il picco.
Il camoscio abruzzese: il vero simbolo del parco
Il camoscio appenninico è l'animale più rappresentativo del Gran Sasso. Specie endemica degli Appennini, oggi conta circa tremila individui grazie ai piani di protezione. Al mattino in primavera i camosci scendono dai pascoli montani per nutrirsi di erbe giovani appena spuntate. Hanno un colore grigio marrone con marcature bianche su muso e dorso. Si muovono in gruppi di tre o quattro individui e rimangono attivi fino alle 8 di mattina, quando il sole sale e la temperatura aumenta.
Per avvistarli conviene cercarli sui prati sommitali attorno ai 2000 metri di quota. Muoversi lentamente e rimanere controvento rispetto al branco aumenta le probabilità. Il camoscio ha un olfatto sviluppato e scappa facilmente se sente l'odore umano.
L'aquila reale fra i picchi rocciosi
Fra le vette del Gran Sasso nidifica l'aquila reale, rapace di grandi dimensioni con apertura alare fino a 2,3 metri. In primavera la coppia è attiva nella ricerca di cibo per i piccoli appena nati. Le mattine soleggiate, quando le correnti termiche salgono dai crepacci, l'aquila esce dal nido e volteggia in cerca di prede, soprattutto lepri e giovani camosci.
L'osservazione è difficile ma possibile se ci si posiziona in punti esposti con binocolo. Le creste fra Corno Grande e Corno Piccolo offrono spesso scorci di volo a quote abbordabili per chi escursionista.
Le marmotte: svegliarsi con il sole
Dopo il letargo invernale, le marmotte riappaiono sulle praterie in aprile. Vivono in colonie in tane scavate nei prati umidi. Al mattino fra le 7 e le 9, quando il sole riscalda il terreno, escono dalle tane per nutrirsi. Il loro grido acuto, un fischio che segnala pericolo, è inconfondibile. Le marmotte di montagna hanno mantello grigio scuro e raggiungono i cinque chili di peso.
Sono animali molto cauti, quindi l'avvistamento richiede pazienza e immobilità. Sedendosi a vento a favore su un dosso vicino alle loro colonie, dopo venti o trenta minuti di silenzio iniziano a comparire.
Picchi e uccelli nei faggi del mattino
Fra i 1300 e i 1800 metri crescono fitti boschi di faggio dove nidificano picchi neri, picchi muratori e picchi rossi. In primavera i maschi picchiano ritmicamente sui tronchi per marcare il territorio. Il picchio nero è il più grande, lungo 45 centimetri, tutto nero con calotta rossa sul capo.
Al mattino presto, quando l'aria è ferma, il suono del picchio si propaga lontano nei boschi silenziosi. L'osservazione diretta è rara perché questi uccelli stanno negli strati alti della chioma. Più facile ascoltarli e seguire il suono fino all'albero dove stanno lavorando.
Coturnici e pernici fra le pietraie
Sulle pendici rocciose vivono coturnici alpine, gallinacei selvatici che nidificano in primavera. Il maschio ha piumaggio grigio-blu con marcature bianche su testa e gola. Si muovono al mattino presto fra le pietraie, cercando semi e insetti. Il loro verso è un suono secco e metallico che echeggia fra le rocce.
Più comuni sono le pernici rosse, gallinacee un po' più grosse con sfumature rosse su ali e coda. Amano i prati magri fra gli 1800 e i 2200 metri.
Cervi e caprioli nei boschi di transizione
Negli ultimi decenni il parco ha visto il ritorno di cervi e caprioli, specie che erano scomparse. In primavera i cervi, dopo l'inverno difficile, scendono dai boschi alti a nutrirsi nei prati di bassa quota. Il capriolo, più piccolo e schivo, rimane nei boschi ma esce al primo mattino.
I cervi hanno un mantello marrone scuro e i maschi portano palchi ancora in velluto. L'osservazione è più facile in marzo e aprile, quando gli animali sono ancora disorientati dopo lo stress invernale.
Consigli pratici per l'escursione mattutina
Salire al Gran Sasso prima dell'alba significa arrivare nei posti migliori quando gli animali sono già attivi. Portare binocoli decenti per non disturbare con la vicinanza. Muoversi lentamente, con vestiti di colore neutro, senza rumori inutili. Evitare profumi e deodoranti, che gli animali odono da lontano.
Le migliori condizioni di visibilità sono giornate serene, senza vento forte e con temperatura mite. Maggio è generalmente migliore di marzo perché gli animali sono più attivi e meno cauti, e le erbe sono rigogliose.
Chi visita il parco con una guida esperta aumenta le probabilità di osservazione e impara a leggere i segni lasciati dagli animali: tracce, feci, graffi su cortecce. Questo tipo di lettura del territorio è importante almeno quanto l'avvistamento diretto, perché raconta come vive la fauna fra una visita e l'altra.
Stagione giusta e orari ottimali
Marzo è ancora freddo, gli animali si muovono poco. Aprile e maggio sono i mesi ideali: le temperature medie salgono, le erbe spuntano, i giovani nascono nelle tane. Le ore fra le 6 e le 9 del mattino catturano la fascia massima di attività. Dopo le 9, con il sole alto e le temperature in salita, la maggior parte degli animali torna ai rifugi o ai boschi ombreggiati.
Chi sceglie di visitare il parco in primavera al mattino non fa scena, ma osserva la montagna nel suo ritmo naturale, quando la fauna non è disturbata dalla folla diurna e segue ancora i cicli ancestrali della stagione.
