Un corvo untore sorvola la valle al mattino presto, con le ali larghe e il corpo nero come una freccia lanciata nel cielo. Vi fermate a guardare. Non è raro in montagna, ma è la prima volta che lo vedete da vicino e capite perché gli antichi li temevano: osservano tutto, ricordano i volti, comunicano con richiami che altri corvi comprendono a chilometri di distanza. Nel parco dei Monti, durante una prima visita, incontrerete uccelli che non vi aspettate e che cambieranno il modo di guardare il bosco.
I grandi dell'aria: corvi e rapaci
Il corvo untore è forse l'uccello più intelligente che vedrete. Studi etologici hanno dimostrato che riescono a pianificare azioni future, usano strumenti e tramandano le tecniche ai piccoli. Se lo vedete in gruppo, non è casualità: stanno probabilmente rastrellando il territorio per cibo o comunicando informazioni sul pericolo.
Insieme al corvo untore incontrerete il nibbio reale. Ha ali lunghe e coda forcuta, marrone con riflessi dorati. Vola lentamente e basso, raschiando il terreno con gli artigli per catturare roditori o insetti. Non è aggressivo con l'uomo, ma la sua sola presenza vi farà capire se il bosco è ancora selvaggio.
Il picchio nero, invece, non vola: bussa.
Sentite un rumore secco e ritmato sulla corteccia? È lui che scava alla ricerca di larve. Il picchio nero è grande, quasi nero davvero, con una macchia rossa sulla nuca nei maschi. La sua forza è sorprendente: il cranio ha ossa speciali che attutiscono l'impatto del becco, come un casco biologico. Se lo vedete appollaiato su un albero morto, lasciatelo lavorare. Non è una visita casuale, è il custode del bosco che ne gestisce la decomposizione.
Gli uccelli della transizione: codirossi e cince
Il codirosso comune è quello che colpisce subito l'occhio di chi visita il parco per la prima volta. Il maschio ha petto e fronte rosso acceso, come fuoco su feltro grigio. La femmina è più discreta, marrone con il petto arancio. Si muovono saltellando, sempre irrequieti, sempre alla ricerca di cibo tra i sassi e la vegetazione bassa. Stanno nelle zone di transizione tra bosco e prato, dove il confine è sfumato. Passano l'autunno e la primavera in montagna, migrando verso l'Africa per l'inverno.
Le cince invece restano tutto l'anno. La cinciarella è piccola, verde e blu, con due linee bianche sulla faccia. La cinciallegra è più grande, bianca e nera con una riga nera che scende dal petto. Vedrete entrambe che si muovono in gruppetti, spesso appese ai rami come acrobati. Hanno il cervello grande per la loro taglia e memoria eccezionale: ricordano dove hanno nascosto ogni seme, mesi prima.
I cantori del crepuscolo: tordi e fringuelli
Il tordo bottaccio canta al tramonto. È un uccello marrone con le macchie sul petto, robusto, inconfondibile quando lo sentite. Il suo canto è un susseguirsi di frasi brevissime ripetute due o tre volte, come se pronunciasse parole staccate. Se lo ascoltate da fermo, per qualche minuto, vi renderete conto che ogni tordo ha un repertorio personale, lievi variazioni che lo rendono unico.
Il fringuello comune è piccolo, colorato, con petto rosato nei maschi. Ha ali azzurrognole e una macchia bianca sulla coda. Produce un canto veloce e allegro, molto diverso dalla solennità del tordo. Li vedrete insieme nei boschi misti, dove il terreno non è perfetto né per i cantori da ramo né per gli uccelli di basso volo.
Come osservarli senza disturbare
Portate binocoli e una guida agli uccelli europei. Muovetevi lentamente, senza calpestare rami secchi. L'orecchio è spesso più utile dell'occhio: molti uccelli di montagna annunciano la loro presenza con il canto prima di lasciarsi vedere. Ascoltate prima, poi guardate nella direzione del suono.
Non cercate di avvicinarvi. Gli uccelli non fuggono dal malvagità: fuggono dall'incertezza. Se vi vedono spostarvi in modo erratico o veloce, non sanno se siete un pericolo e reagiranno. Se restate immobili, loro capiscono che non siete una minaccia e vi ignorano.
Fate una visita al parco in ore diverse della giornata. All'alba, quando il bosco è ancora umido di rugiada, la densità dei canti è massima. Nel primo pomeriggio gli uccelli riposano e sarete voi a muovervi nel silenzio. Al tramonto, il bosco si anima di nuovo.
La domanda senza risposta
Dopo la vostra prima visita al parco dei Monti, una domanda resterà aperta: come fanno gli uccelli migratori a trovare la strada verso continenti che hanno lasciato mesi prima, senza mappe e senza insegnanti umani? Il codirosso che vedete a primavera tornerà esattamente al ramo dove ha nidificato l'anno precedente, in uno spazio di pochi metri. Come conserva quella memoria nello spazio e nel tempo rimane uno dei misteri più affascinanti dell'etologia moderna.
