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Marmotte negli Appennini: i danni dei turisti che le cercano

Negli ultimi anni le marmotte hanno ripopolato i pascoli alpini italiani dopo quasi sparire. Il ritorno e minacciato pero dai comportamenti sbagliati degli escursionisti che le cercano attivamente, disturbandone i cicli biologici e la riproduzione.

Marmotta marrone su un prato alpino verde con sassi grigi sullo sfondo e montagne innevate in lontananza

Negli ultimi venti anni le marmotte hanno iniziato a tornare nei pascoli alpini italiani dopo quasi completare la scomparsa nel secondo dopoguerra. Il fenomeno accade soprattutto sulle Alpi orientali e in alcune valli appenniniche, dove il ripristino di habitat idonei ha permesso alle colonie di espandersi naturalmente. Ma il ritorno accelera anche perche gli escursionisti le cercano, le fotografano, le osservano da vicino. In questo processo di reintroduzione spontanea, molti visitatori commettono errori che mettono a rischio la stabilita biologica delle popolazioni.

Perche le marmotte erano scomparse

La marmotta delle Alpi vive solo sopra i 1800 metri. Nel primo Novecento occupava i pascoli subalpini e alpini di tutta la catena. La caccia intensiva, la trasformazione dei prati in bosco e l'abbandono della pastorizia tradizionale l'hanno quasi spinta all'estinzione in Italia.

Negli anni Sessanta e Settanta restavano pochissime colonie, isolate nei versanti piu remoti. Non era una decisione consapevole di tutela: era il risultato di decenni di persecuzione. Oggi, grazie all'abbandono della caccia e alla protezione legale, le popolazioni crescono di nuovo.

Il comportamento scorretto degli escursionisti

Il primo errore e il piu frequente: avvicinare le marmotte per fotografarle.

Una marmotta ha bisogno di uno spazio di sospetto di almeno 30-40 metri. Quando vede un umano a distanza minore, attiva la risposta di fuga. Questa reazione non e innocua: consuma energia che la marmotta dovrebbe usare per nutrirsi, per l'allattamento dei piccoli o per accumulare grasso prima del letargo invernale. Gli escursionisti che si avvicinano con lo smartphone costringono l'animale a una scelta tra il cibo e la sopravvivenza.

Un secondo errore riguarda i rumori.

Le marmotte comunicano fra loro con fischi acuti e rumori gutturali. Un gruppo di escursionisti che sale cantando o parlando forte non solo spaventa gli animali, ma copre i segnali sonori attraverso cui la colonia coordina l'accesso ai rifugi. Se i piccoli non sentono l'allarme di una marmotta sentinella, rimangono esposti al pericolo.

Un terzo errore, meno ovvio, e l'alterazione dei percorsi di pascolo.

Gli escursionisti tendono a seguire le zone piu interessanti visivamente. Se molti camminano sulla stessa traccia, il prato si compatta e degrada. Le marmotte hanno bisogno di accedere a piante specifiche: trifoglio, erba medica, radici dolci. Una zona dove passano cento escursionisti al giorno non puo piu fornire quello che serve a una famiglia di marmotte.

L'impatto sulla riproduzione

Le marmotte hanno cicli riproduttivi lenti. Una femmina produce cuccioli solo ogni due anni. Se durante la gravidanza o l'allattamento viene disturbata regolarmente, perde la cucciolata. La perdita di una generazione di giovani marmotte indebolisce tutta la colonia.

I dati dai pascoli alpini austriaci e svizzeri, dove le colonie sono tornate prima che in Italia, mostrano che nelle zone ad alta frequentazione escursionistica i tassi di riproduzione sono inferiori del 25-30 per cento rispetto alle aree protette.

Il ruolo della sensibilizzazione veterinaria

Da assistente di laboratorio in etologia, vedo quanto sia importante collegare la salute della marmotta con quella dell'intero ecosistema alpino. Una marmotta stressata e malnutrita e piu vulnerabile alle malattie infettive. Se si ammala, puo trasmettere patogeni ad altre colonie o, teoricamente, anche all'ambiente. Ma c'e di piu. Una marmotta sana significa un pascolo non degradato, che significa praterie fiorite, che significa impollinazione, cicli nutritivi, equilibrio delle acque di montagna. Tutto questo protegge anche gli umani che vivono a valle.

La prevenzione qui non e vaccino: e comportamento consapevole degli escursionisti.

Le linee guida che nessuno conosce

Regioni e parchi alpini hanno pubblicato raccomandazioni per osservare le marmotte senza danneggiarle. Pochi escursionisti le conoscono. Eccone le principali.

Il paradosso della consapevolezza

Il ritorno delle marmotte e un successo di cui molti vanno orgogliosi. Le cercano attivamente, le fotografano, le condividono sui social. Questo entusiasmo e autentico, non ostile. Ma produce danno proprio perche non sa di produrlo.

Un escursionista che si avvicina a una marmotta con il telefono non pensa di danneggiarla. Pensa che una foto di ricordo non farà differenza. Se molti pensano la stessa cosa, pero, la differenza cumulativa diventa devastante.

E qui che entra la responsabilita dell'educazione. Le guide alpine italiane, i parchi, le associazioni escursioniste devono parlare di etologia non come argomento noioso, ma come fattore di sostenibilita dell'esperienza stessa. Se i visitatori capissero che una marmotta stressata sparisce dalla zona entro pochi anni, forse cambierebbero comportamento.

Verso un equilibrio possibile

Non si tratta di vietare gli escursionisti dai pascoli alpini. Si tratta di trasformare la visita in un'azione consapevole.

Alcuni parchi hanno testato corridoi escursionistici separati dalle zone di pascolo principale, con orari specifici e gruppetti guidati. Il risultato e doppio: gli escursionisti vedono comunque le marmotte, ma non le danneggiano, e le colonie si stabilizzano piu rapidamente.

La connessione fra salute della marmotta, equilibrio del pascolo alpino e sopravvivenza dell'ecosistema non e astratta. E concreto. Nel momento in cui i visitatori comprendono che il loro comportamento incide sulla persistenza della specie negli anni successivi, molti spontaneamente agiscono diversamente.

Il ritorno delle marmotte nei pascoli alpini italiani non e un evento concluso. E un processo che deve ancora radicalizzarsi. Se gli escursionisti capissero di essere parte del problema e della soluzione, il successo ecologico potrebbe consolidarsi. Altrimenti, fra dieci anni, le marmotte torneranno a scomparire, non per caccia ma per esaurimento biologico dovuto al disturbo cronico. E questa volta non torneranno piu da sole.

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